01-Vivere

Faceva freddo lì sotto, quel freddo che entra nelle ossa e pian piano fa marcire il corpo.

Puzzava lì sotto, esattamente come le fosse comuni dopo il passaggio di un epidemia, un odore di morte e marcio, misto a sofferenza e paura.

Era anche buio lì sotto, nel corridoio era stata messa una fiaccola che illuminava i dintorni, ma era l’unica fonte di luce.

Markus sapeva cosa fosse quel “lì sotto”, un sotterraneo. Solo un sotterraneo poteva essere così umido e orribile, inoltre un sotterraneo era l’unico posto logico dove costruire una prigione.

Non ricordava come fosse arrivato lì, ne il perché. I suoi ricordi erano abbastanza confusi, rammentava la convocazione reale e di come, dopo essere uscito dal castello, avesse girato la città in cerca di un ciondolo da mandare a sua sorella… poi niente altro…

La porta della cella venne aperta e il suo corpo dolorante ed inerme venne gettato dentro da due guardie corpulente, l’impatto con il suolo lo fece gemere, la porta si richiuse e per qualche momento si sentirono ancora i due che chiacchieravano allegramente.

La branda, o meglio quella che sembrava una branda, era troppo distante da lui, così si addormentò direttamente per terra.

*****

Si trovava in un’enorme salone, le pareti erano di marmo e il soffitto era un’unica grande lastra di vetro colorato che illuminava tutto l’ambiente. Al centro del salone c’era una statua, sembrava sospesa a mezz’aria e raffigurava un globo perfetto, eppure la sua superficie era piena di crepe, alcune più piccole, altre più profonde che lo ricoprivano completamente.

Markus era al centro del salone, si sentiva a casa ma contemporaneamente si sentiva a disagio, aveva l’impressione che quel posto gli appartenesse ma, al contempo, fosse fuori posto.

Aveva la sensazione di dover fare qualcosa, ma il suo corpo non si muoveva, quindi si limitò a guardarsi intorno.

La sala era spoglia, eccezion fatta per la statua centrale ma tutto intorno a lui c’erano delle porte, l’intero salone era circondato da porte, se avesse voluto contarle non ci sarebbe riuscito, alcune avevano disegni complessi sopra, altre erano molto semplici, molte sembravano fragili, addirittura marce, altre invece erano solide e robuste.

Ognuna delle porte era colorata in maniera diversa, si passava dai colori primari a miscugli di colori, c’era persino una porta che aveva disegnato una serie di quadratini contenenti tutti i colori delle altre porte, poi una porta nera ed anche una bianca,

Dopo un tempo indefinito finalmente riuscì a muoversi, la sensazione di disagio aumentò, sembrava come se la stanza stessa cercasse di cacciarlo via, si incamminò verso una delle porte, non gli importava quale fosse, adesso la sua necessità era quella di uscire di li.

La porta davanti a lui era verde scuro, man mano che si avvicinava gli sembrava di sentire l’odore del muschio e il rumore degli alberi che si agitano al vento.

Si diresse a passo più spedito ma un rumore inquietante lo fermò, quando si girò vide che il globo al centro della stanza stava vibrando e stava producendo un suono profondo. Immediatamente i campanelli di pericolo nella sua testa iniziarono a suonare tutti insieme.

Devo uscire di qui… e in fretta

Iniziò a correre verso la porta verde, ma il rumore aumentava, si voltò ancora una volta e vide che sulla sfera era comparsa un’altra crepa molto profonda, dalla spaccatura ne uscì qualcosa, la vista si annebbiò, cercò la porta con la mano ma non la raggiunse.

Poi un lancinante dolore al petto lo fermò, abbassò lo sguardo e un’enorme buco si era aperto nel suo torace, non ebbe neanche il tempo di urlare che cadde a terra.

*****

Si svegliò di soprassalto, tutto il corpo gli faceva male

Ancora questo sogno… basta sono stanco

Lentamente si guardò intorno. La cella era abbastanza piccola, senza finestre, le grate della porta davano sul corridoio che illuminava uno spicchio della cella, il resto dell’ambiente era completamente buio.

Markus sapeva che da qualche parte c’era una crepa nel muro da cui periodicamente entrava un topo, dall’altra parte un mucchio di paglia era il suo letto, un secchio per i bisogni era l’unica altra decorazione.

Quanto ho dormito stavolta?… È giorno o notte?… Maledizione così mi fanno sballare il conto

Dopo la prima settimana di prigionia Markus aveva deciso che per rimanere sano di mente avrebbe dovuto contare i giorni e se possibile le ore che passava lì dentro, un modo come un altro per mantenere il cervello attivo.

Ma in una cella senza finestre non poteva determinare quando il sole fosse sorto o quando fosse tramontato, per cui aveva deciso di contare i giorni basandosi su quanto dormiva.

Fin’ora il suo conto era arrivato a 1.712 giorni e 5 ore che tradotto in anni figurava come 4 anni, 8 mesi e 12 giorni

Certo che se svengo tutte le volte che mi torturano posso dire addio ai miei conti!

Stavolta l’avevano solo picchiato, in passato avevano usato altri sistemi: coltelli, fruste, tortura magica e altri metodi fantasiosi.

Di solito venivano una o due volte a settimana, lo prendevano, lo portavano nella “stanza” e lì le guardie, a volte aiutate da un paio di maghi, si davano da fare.

All’inizio Markus era sicuro che l’avrebbero ucciso a forza di torture, ma a quanto pare non era quella la loro intenzione. Alla fine di ogni sessione un guaritore entrava nella cella e lo sistemava ed infatti, puntuale come un orologio la porta della cella si aprì e dei passi lo raggiunsero, mani forti lo presero e lo portarono sulla branda, a quel punto una flebile luce illuminò la cella.

Si sentì subito meglio, le ferite si rimarginavano, persino le ossa si ricomponevano sotto l’effetto della magia del guaritore, avrebbe voluto ringraziare, ma a quanto pare uno degli ultimi colpi gli aveva fracassato la mascella.

Tutto per quella dannatissima prova!… Maledizione…

“La prova del drago” così era definita. Ogni anno per tutti i sudditi del regno che raggiungevano i dieci anni di età, sia nobili che non, arrivava il momento di sottoporsi a questa prova.

Di per se non era niente di eccezionale, ma superarla avrebbe cambiato le loro esistenze per sempre.

La prova consisteva semplicemente nel toccare uno dei tesori nazionali del regno: un uovo di drago del fuoco, uno dei trentasette rimasti. Non si sa molto su queste reliquie, neanche se all’interno ci sia effettivamente una bestia magica, ma una cosa è certa, emanano un potere spaventoso.

Se un bambino di dieci anni, con una spiccata predisposizione magica ne tocca uno, l’uovo reagisce. È allora che i soldati reali sequestrano il bambino per addestrarlo e farlo diventare una delle “doppie lame” l’elite dell’esercito, in grado sia di essere dei potenti guerrieri sia di essere maghi straordinari.

Markus, come tutti i bambini della sua età, all’epoca si era sottoposto alla prova, ricordava tutto nei minimi dettagli.

Insieme ai suoi genitori e sua sorella era partito dal villaggio dove era cresciuto e in cinque giorni erano arrivati alla capitale. Per un bambino come lui vedere le immense mura e il portone imponente era un sogno, aveva sempre provato grandissima ammirazione per i soldati che eroicamente combattevano contro i Meikin, i mostri che venivano da ovest.

La città era in festa, ogni anno centinaia di famiglie venivano anche da molto lontano per la prova. Cogliendo quell’occasione i mercanti e gli artigiani facevano sfoggio delle loro merci, Markus era felicissimo e passeggiava allegramente per le strade, con sua sorella Maria che trotterellava al suo fianco, tirando spesso e volentieri i genitori verso questa o quella bancarella.

Anche suo padre e sua madre erano sereni, in fondo soltanto l’1% di chi sosteneva la prova aveva le attitudini magiche giuste, quindi era abbastanza improbabile che il loro normalissimo figlio venisse scelto e portato via da loro.

Ma non è stato così.

Dopo il discorso solenne del primo ministro e del vescovo venne portato l’uovo, quattro “doppie lame” lo portavano su una portantina, venne posto al centro della piazza di fronte al castello de Re in religioso silenzio. Uno alla volta vennero chiamati i candidati, c’erano molti nomi prima di Markus quindi dovette aspettare un bel po’.

La cerimonia si svolgeva senza grandi fronzoli, il candidato veniva chiamato, si avvicinava all’uovo, lo toccava e se non succedeva niente tornava a posto, se invece l’uovo brillava veniva preso dalle guadie.

In poco meno di due ore arrivò il turno di Markus, salutò i genitori che avevano uno sguardo teso e si mise davanti all’uovo, allungò la mano e lo toccò. Immediatamente una luce azzurrina si sprigionò da esso, Markus ritrasse subito la mano, ma era troppo tardi.

Le guardie gli si avvicinarono, lo presero sottobraccio accompagnandolo verso un tendone sotto gli spalti dei nobili, sentì suo padre urlare e sua madre piangere, lui era stordito, non faceva altro che pensare “diventerò un vero soldato” ma anche “non vedrò più mamma e papà”.

In questo stato venne portato nella tenda dove, insieme a lui, c’erano una ventina di bambini, sia maschi che femmine. Alcuni piangevano, altri stavano in silenzio, altri, quelli vestiti meglio, si vantavano con le guardie di quanto avessero aspettato quel momento. Markus si mise in un angolo seduto per terra per non parlare con nessuno.

Poi, dopo un tempo indefinito, entrò il Re Aldis di Rougun, seguito dal vescovo Leiram Andrev, e dal capo delle “doppie lame” Gordon Seltick.

“Voi siete i prescelti” iniziò il vescovo “coloro che difenderanno il regno e la razza umana dagli abomini che ci minacciano, so che adesso molti di voi saranno confusi, alcuni forse spaventati, ma la vostra è una missione sacra”

Ogni parola era proferita con un’enfasi eccessiva e lui stesso sembrava il tipico inavasato fanatico, ma per Markus, così piccolo, quelle parole fecero l’effetto di una scintilla su un mucchio di paglia secca.

Il Vescovo continuò a parlare per altri dieci o quindici minuti, incitando i bambini e convincendoli che fossero i prescelti selezionati direttamente da Dio e che la loro missione sacra fosse quella di servire il Re, la Chiesa ed eliminare i mostri che li minacciavano, soprattutto i Maikin, quegli esseri sub-umani il cui unico scopo era quello di eliminare l’umanità in ogni sua forma.

Alla fine del suo discorso i bambini che piangevano o erano spaventati si erano ripresi mentre quelli che si vantavano avevano uno strano scintillio negli occhi, Markus si era alzato e ora pensava

Posso salvare delle vite! Posso essere un eroe!

Poi venne il turno de Re, che invece fu di pochissime parole.

“Ora come ora siete inutili al regno, verrete addestrati, non deludetemi”

A quel punto Gordon Seltick, l’eroe degli uomini, si fece avanti.

“Tutti voi! Mettetevi in riga!”

Immediatamente si formò una linea sgangherata, creata ovviamente da bambini che non avevano la più piccola conoscenza militare.

“E’ evidente che dovrò farvi migliorare!”

I bambini vennero portati all’accademia reale. Per i successivi cinque anni avrebbero dovuto studiare per diventare dei perfetti guerrieri, oltre a dover scoprire la magia e padroneggiarla.

E ora mi ritrovo qua dentro…. Complimenti Markus ma che bella escalation che hai fatto!

L’autoironia era una delle poche cose che Markus si poteva permettere, e mentre il guaritore finiva il suo lavoro ripensò a tutte le belle promesse che gli erano state fatte e a quelle che a sua volta aveva fatto.

L’uomo che lo stava curando si alzò, prese la sua roba e se ne andò velocemente e senza dire una parola. Markus si stese sulla schiena, ormai sentiva soltanto un vago indolenzimento dove sapeva c’erano state le ferite più gravi.

Certo che la magia di guarigione è straordinaria… mi sarebbe piaciuto studiarla, almeno soffrirei un po’ meno.

“BASTARDI!!”

“STA FERMO!”

“LASCIATEMI ANDARE MALEDETTI!”

“HEI VOI AIUTATEMI… E TU STAI BUONO!”

D’un tratto ci fu un vociare confuso, molte persone percorrevano il corridoio e, almeno così sembrava, stavano trascinando qualcuno, che non era affatto calmo e rassegnato.

La piccola folla passò davanti la cella di Markus e aprì la porta del locale affianco al suo, una gabbia uguale alla sua, lanciandoci dentro la persona che urlava e sbraitava.

Nella tenue luce della torcia Markus potè vedere il nuovo prigioniero mentre passava davanti alla sua cella.

Era un ragazzo abbastanza alto con i capelli biondi lunghi e un fisico asciutto.

Sembra un nobile

“BASTARDI LASCIATEMI ANDARE, VI FACCIO A PEZZI”

In risposta alle urla del ragazzo le guardie risero chiudendo la porta della cella e andando via, in compenso il ragazzo si scagliò con forza contro le sbarre continuando a inveire contro di loro.

“E’ inutile che ti agiti tanto… e se li insulti così stai certo che per i prossimi giorni non mangerai” disse Markus rivolto al nuovo prigioniero chiuso nell’altra cella

“STA ZITTO!”

“Fa come vuoi… era solo un consiglio”

Per un’altra buona mezzora il ragazzo continuò a urlare e sbraitare, poi, quasi come se si fossero esaurite le sue batterie, tacque.

“Alleluia” disse Markus “benvenuto all’inferno… ti consiglio di calmarti o durerai molto poco”

“Si può sapere che te ne frega a te?” rispose rabbioso l’altro

“Assolutamente nulla…. Ma è parecchio che non parlo con qualcuno e vorrei fare due chiacchiere prima che il tuo caratteraccio ti faccia finire all’altro mondo”

“Non posso morire… devo prima fargliela pagare”

“Benissimo” rise Markus “allora facciamo un gioco… io ti dico come puoi sopravvivere qui dentro, e tu mi racconti come ci sei finito qui… d’accordo?”

Dopo un lungo silenzio l’altro rispose

“…..Va bene….”

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