Prologo

Scritto da: Sword Teller
Checkato da: Marneus, Emperor of Mankind e Hemrakull

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È tutto finito…

La pila di corpi che stavo schiacciando rilasciava un tremendo odore di zolfo. Gli ultimi demoni, esseri immondi e deformi a cui stavamo, o meglio stavo, dando battaglia sono stati sterminati.

Adesso che sto morendo, inizio a domandarmi il perché sia rimasto indietro. Gloria? Ero già celebrato come il Campione dei Ritterswehr e non ne avevo bisogno.

Nel momento in cui i soli gemelli, rossi e verdi, si mostrarono ai miei occhi questi impiegarono alcuni secondi per adattarsi a quella luce intensa. Sono contento di finire così se è servito a prolungare le vite dei miei compagni di un altro giorno. Già… dopo essere stato raccolto per strada dai Ritterswehr ho pensato solo a combattere e diventare più forte.
Ma… per cosa?

Non volevo onore e gloria, ma soltanto un posto che potessi chiamare casa. Lo trovai non tra quattro mura ma sul polveroso campo di battaglia.
Le lame che colpendosi producono suoni metallici, l’adrenalina che scorre nelle vene, le urla e il sangue… tutto questo mi faceva sentire vivo.

Dopo aver notato che il nostro ultimo assalto venne respinto, ho dato l’ordine di ritirata per riorganizzarci e lanciare una controffensiva ma una volta che tutti i miei compagni si erano messi in salvo, mi piantai davanti all’entrata del canyon e attesi l’odiato nemico.
Ero ben conscio che gli avversari non ci avrebbero permesso di raggiungere un luogo sicuro. Viste le loro abilità fisiche superiori a quelle di un uomo comune, sarebbero stati in grado di raggiungerci facilmente. In quel momento, il mio unico intento era far guadagnare tempo ai miei camerati… da solo.

Nonostante il nemico superasse le svariate centinaia di unità ciò non m’importava poiché man mano che li uccidevo i loro corpi si accatastavano in una pila sempre più alta e sempre meno di loro riuscivano raggiungermi. A quanto pareva la mia abilità marziale bastava a compensare la differenza numerica. Ucciso l’ultimo demone minore dopo due giorni di scontri, rimanevano solo i pezzi grossi dello schieramento. Inutile dire che ero allo stremo delle mie forze ma qualcosa mi spingeva ad andare avanti… il pensiero che i miei camerati sarebbero giunti il giorno dopo con i rinforzi.

Un giorno e mezzo di viaggio mi separava dall’avamposto più vicino e il tempo poteva aumentare significativamente se avessero incontrato sacche di resistenza demoniaca ma la mia fiducia nei loro confronti arrivava al punto in cui ero certo, che il giorno successivo sarebbero giunti.

Strinsi tra le mie mani la fidata Imperius, la spada che il Patrono mi aveva affidato; la lama impreziosita con decorazioni in oro era sporca di sangue demoniaco.

Uno dei cinque demoni maggiori rimasti cominciò a correre verso di me ad una velocità impressionante; era alto con la pelle rossa ricoperta di scaglie e delle sporgenze d’osso simili a corni appuntiti. Altri due demoni maggiori, dietro di lui, iniziarono a recitare un qualche incantesimo. Questi erano decisamente diversi dal primo dato che non avevano corna e scaglie e sarebbe stato facile scambiarli per Ghoul. Mi preparai a contrattaccare quando vidi con la coda dell’occhio che per qualche strana ragione gli ultimi due demoni, che differivano dal primo solo per un terzo corno, se ne rimanevano completamente immobili.

In un attimo riuscii a parare gli artigli del primo ed a scansare con un salto le strane sfere che gli altri mi avevano lanciato. Fu allora che capii perché gli ultimi due erano rimasti immobili; ero appena caduto nella loro trappola.

Approfittando del fatto che la mia attenzione era completamente indirizzata agli altri tre demoni, quest’ultimi erano riusciti a prendermi alla sprovvista colpendomi con un attacco a sorpresa ed ora le loro dannate catene uncinate erano riuscite a penetrare nella mia carne.

Quando i demoni le strattonarono violentemente io venni spinto a terra.

Il demone specializzato nel corpo a corpo approfittò subito dell’occasione per sferrare un nuovo colpo mentre gli altri lanciarono nuovamente i loro attacchi a distanza.
Vedendo i colpi in arrivo, l’unica cosa che riuscii a fare fu sospirare contrariato.

Dopo aver incassato quei colpi con la mia coscienza che stava per svanire decisi di contrattaccare affidandomi alla mia arte: Poena Capitalis.
Questo stile rappresentava la mia natura come guerriero e come ultimo baluardo della mia gente contro i demoni.
Dopo anni e anni di allenamento fisico e mentale ero finalmente riuscito a padroneggiare questo stile di combattimento a cui molti aspiravano.
In base al nemico potevo far ricorso all’apertura forzata dei Centri Vitali del mio corpo, permettendomi di superare i limiti umani.
Questo passaggio a superuomo però era un’arma a doppio taglio dato che anche gli effetti negativi sul mio corpo aumentavano esponenzialmente.

Ruppi una delle catene con un fendente di spada prima di usare la seconda come fune per avventarmi sul demone. In poco più di un attimo gli fui addosso e gli mozzai testa e braccio con un perfetto colpo di spada.
Mentre il corpo si afflosciava al suolo lo usai come trampolino per scagliarmi sul secondo demone ancora basito per il mio assalto improvviso.
Gli ultimi tre demoni non poterono fare altro che guardare ad occhi sbarrati la mia spada che trapassava il cuore del loro compagno.

Estraendo la lama dal petto, il sangue nero che si era depositato sulla lama cominciò ad uscire a fiotti. Ormai accecati dall’ira i tre demoni si avventarono su di me. Inspirai profondamente. Cominciai a rifoderare Imperius e quando gli artigli dei tre demoni erano ormai prossimi a colpirmi, si udii il suono cristallino dell’elsa che tocca il fodero.

“Pulverem Reverteris”

Mi venne istintivo pronunciare il nome del 5° e ultimo passo della Poena Capitalis.

Quando mi girai verso i tre demoni… al loro posto c’era una fitta nebbia nera.
No… mi correggo: una nube di sangue nero.

Il sole era ormai sorto ed i nemici sconfitti ma non mi rilassai e mi trascinai sulla cima della montagna di cadaveri per osservare i dintorni.
Solo in quel momento, quando vidi con i miei occhi che non vi era un solo demone vivo nelle vicinanze mi feci sopraffare dalla fatica e per un istante la mia mente si rabbuiò.
Le mie ferite già gravi erano peggiorate a causa dell’uso della Poena Capitalis ma per sconfiggere quei mostri ne era valsa la pena.

In lontananza sentii un suono familiare che mi fece riprendere i sensi. All’orizzonte scorsi una nuvola di polvere e capii che erano ritornati. I miei compagni erano tornati.

Mi tolsi il mantello con il simbolo della Ritterswehr che avevo sulle spalle e lo legai alla lama della spada che successivamente sollevai in aria come se fosse una bandiera così da salutare i miei camerati.
Ma il mio corpo si bloccò in quella posizione e realizzai che il tempo a mia disposizione era finito.

Non ero triste e non avevo rimpianti per come avevo vissuto ma sicuramente non avrei pensato di andarmene così. Strinsi con tutte le mie forze l’elsa di Imperius pregando segretamente di poterla portare con me… magari mi sarebbe servita anche dall’altra parte.

Con questi pensieri in testa chiusi gli occhi e cercai di concentrarmi sui battiti del mio cuore. Quando non sentii più nulla capii di essere morto.

E la fine fu l’inizio…

01-Occhi riaperti e C.A.M.A. →

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