ShinmaiMNK vol. 3 cap. 2

Precedente


Capitolo 02: i vantaggi e gli svantaggi nel fare un contratto Padrone Servi

PARTE 1

Il Contratto tra Padrone e Servo, la magia che si basava sul giurare fedeltà al padrone. E poiché legava le anime dei due contraenti, si poteva localizzare la posizione dell’altro se ci si concentrava. In aggiunta, se il rapporto di unione e fiducia si fosse intensificato, il padrone e il servo avrebbero potuto aumentare la loro forza di combattimento.

D’altra parte, per prevenire il tradimento del servo, veniva aggiunta una maledizione. Se il subordinato avesse provato del senso di
colpa verso il suo padrone, la maledizione si sarebbe attivata.

…a pensarci, era una magia terrificante.

Fissando il soffitto sopra al suo letto, Basara sulla sua stanza non riusciva a capire. Dopo essere arrivato a casa con Maria, Yuki e Mio
avevano finito di preparare la cena per loro quattro.

Dopo ciò, le tre ragazze con cui viveva gli avevano detto di aspettare nella sua stanza… ed era esattamente ciò che stava facendo.

Quella sera ci sarebbe stata la luna piena. L’unico giorno in cui si poteva stipulare un Contratto tra Padrone e Servo nel mondo umano. Basara, come aveva fatto con Mio, si sarebbe legato a Yuki tramite un Contratto tra Padrone e Servo.

All’inizio Basara era abbastanza riluttante nel stipulare un contratto con Yuki.

Basara e Mio erano legati dal contratto, e per questo Mio era soggetta alla maledizione afrodisiaca ogni volta che si sentiva in
colpa per Basara. Era un notevole peso da sopportare per la mente.

Soprattutto se si considera che Mio era costretta a sottomettersi come subordinata a causa del piacere… ciò aveva portato a un sacco di avvenimenti indecenti. Uno di questi era avvenuto proprio quel giorno nelle docce. E poi… a pensarci, non era indispensabile che Yuki lo facesse.

…tuttavia…

Il fatto di poter conoscere la posizione dell’altro. E il vantaggio dell’incremento combattivo all’aumentare della fiducia tra padrone e servo.

Erano vantaggi di un certo peso, vantaggi che gli avevano permesso di salvare Mio diverse volte. Che avevano permesso loro di combattere contro nemici molto forti. E nemici ancora più forti sarebbero comparsi d’ora in avanti, nemici che non avrebbero potuto evitare… la fazione del Signore dei Demoni… Demoni di alta classe… Zolgear… il Demone di alta classe che aveva ucciso i
genitori di Mio. Lei voleva vendetta. Se anche gli altri avessero iniziato a muoversi avendo come bersaglio Mio, gli scontri sarebbero stati inevitabili.

Pertanto c’era bisogno urgente di contromisure.

In quella situazione era nata l’idea di far stipulare a Yuki un Contratto tra Padrone e Servo con Basara.

Ma Yuki era stata mandata dal Villaggio degli Eroi per sorvegliare Mio… e se stesse vivendo con loro solo perché le era stato ordinato? E se in segreto fosse stata loro ostile?

…non era possibile. Yuki era un cara amica. Aveva tradito il Villaggio per lui, sfidando gli ordini per il suo bene e per il bene di Mio. Se fossero stati attaccati da Zolgear, Yuki avrebbe di sicuro combattuto per il bene di Basara.

Anche se era un pensiero rassicurante, ciò avrebbe messo comunque in pericolo la vita di Yuki. Al fine di ridurre anche se di poco questo rischio, Maria aveva proposto dunque il contratto tra Basara e Yuki. Al contrario di Basara e Mio, che sapevano i rischi che comportava stipulare il contratto, Yuki aveva accettato la proposta di Maria senza esitazione. Neanche nel vedere Mio colpita dalla maledizione aveva fatto cambiare idea a Yuki.

Tuttavia, vedendo che Yuki continuava imperturbabile a voler stipulare il contratto, Basara si arrese alla cosa. In fondo qualche
giorno prima, quando erano andati al centro commerciale, Yuki ad un certo punto era scomparsa all’improvviso. Ciò aveva inciso
profondamente sulla sua decisione. Basara non aveva dimenticato l’agitazione e la paura che aveva provato. Se Yuki fosse scomparsa di nuovo, Basara nel suo profondo avrebbe desiderato che ci fosse un Contratto tra Padrone e Servo a legarla a lui.

E la minaccia di Zolgear era sempre più vicina. Doveva risolvere la questione, e nel frattempo sfruttare un contratto con Yuki per potenziare le difese di Mio non sarebbe stato un errore.

Il contratto poteva essere fatto solo durante la luna piena e solo con il consenso di entrambe le parti. Improvvisamente, bussarono alla porta della camera di Basara.

«Basara, vieni di sotto per favore. Maria e Nonaka hanno finito i preparativi».

Sentendo ciò, Basara si alzò dal letto.

«Okay… arrivo» rispose con calma.

Quindi si preparò e camminò verso la persona che l’aspettava al di là della porta.

Dal corridoio, Basara scese le scale e seguì Mio.
Mio, al primo piano, guardò indietro verso di lui.

«Sai… questa mattina mi sono svegliata male. C’erano pensieri spiacevoli che mi tormentavano».

Con lo sguardo alto, verso di me, mise il broncio per un po’. I suoi occhi mostravano insicurezza.

«Comunque lo so… va tutto bene. Questa volta sarà diverso. Se il contratto verrà stipulato correttamente, la maledizione non si attiverà improvvisamente».

Quando aveva stipulato il contratto con Mio, erano successe diverse cose. Il contratto si era invertito e Mio si era rifiutata di diventare la serva di Basara. Questa volta, se tutto fosse andato come avrebbe dovuto, non ci sarebbe stato alcun problema, ma…

«…perché io credo in te» disse Mio mettendo piede nel soggiorno.

Cosa potrebbe andare storto?

Seguendola, Basara entrò in soggiorno.

«…».

Rimase lì impalato. Le parole di Mio avevano finalmente trovato un senso.

In piedi, al centro dell’enorme cerchio magico disegnato sul pavimento, vi era Yuki. Ma non fu ciò a paralizzare Basara. La colpa di ciò era dovuta all’aspetto di Yuki. Stava indossando un sensazionale corsetto bianco con tanto di reggicalze… oltre a dell’intimo capace di far soccombere un uomo alla tentazione. *

Colpito involontariamente dalla sua audace bellezza, Basara le diede subito le spalle.

*Se io penso a una “cosa potrebbe andare storto?” mi prende sotto una macchina, Basara invece si ritrova ragazze in lingerie in soggiorno. DIO, DOBBIAMO PARLARE.

«COS… mi dispiace… ma non mi sembra il caso… perché quei vestiti?!» disse a voce un po’ troppo alta a causa dell’imbarazzo, rivolgendosi a Yuki alle sue spalle.

«Come avevo già detto, non voglio perdere contro Naruse-san… Maria mi ha preparato questo».

«Ma che senso ha questa rivalità? È ridicolo! E comunque… no. Se non altro per questo aspetto, non cederò a Mio. Non farti ingannare, Yuki. Vestirti così fa felice solo Maria!».

«Basara-san, questo è una terribile incomprensione. Ho solo mostrato le intensioni di Yuki».

«Menti! Tu…! Ti piacciono proprio questi casini, non è vero?».

Ritornato da scuola mi stavo chiedendo se non mi fossi preoccupato troppo per Maria… ed eccola qui di nuovo irrefrenabile. Se dovessi trovare un modo per sigillare il suo erotismo – anche solo di poco –
glielo applicherei a forza.

…e se non puoi evitare che ci siano situazioni simili, Mio, almeno avvertimi!

Basara mandò occhiatacce accusatorie verso Mio. La ragazza fece una faccia dispiaciuta e si allontanò. Probabilmente Mio aveva cercato di fermare la cosa, ma aveva fallito.

«…Basara, guardami».

«No. Prima cambiati, Yuki!».

Come Basara provò a prendere in mano la situazione…

«…».

«…? Ehm, Yuki-san?».

Nel sentire un fastidioso silenzio alle sue spalle, Basara Toujou divenne inquieto. Un simile silenzio… Yuki non doveva essere molto felice. Con calma, Yuki gli disse:

«Basara, se non ti volti verso di me entro cinque secondi… mi spoglierò… indumento… dopo… indumento».

«H-Ho capito. Scusa!».

In un istante, Basara si voltò.

Perché mi sto scusando io…?

Ero stato ricattato tramite la minaccia di uno spogliarello…

L’imbarazzo era palpabile. Basara ammirò con lo sguardo la figura accattivante di Yuki. Ciò sembrava averla resa felice, anche se il suo volto era rosso dall’imbarazzo.

…maledizione. Guarda come sembra felice.

Gli era capitato già di vedere Mio e Maria in situazioni in cui erano “indifese”, o che magari cercavano del “contatto fisico”. Sembrava quasi che lo facessero ogni tanto per prenderlo in giro.

Che il suo modo di reagire imbarazzato fosse così divertente?

Maria aveva uno sguardo ricolmo di gioia. Basara la guardò pieno di rancore.

«Fufu… possiamo iniziare dunque?».

«Piuttosto, sarebbe il caso di finirla in fretta».

Basara le rispose subito. Era tutto pronto e tutti sapevano cosa dovevano fare. Esattamente come al tempo del contratto stipulato con Mio, tutti si misero nel punto in cui dovevano stare.

«…non è che ti sbaglierai anche questa volta e noi ci ritroveremo di nuovo con il contratto invertito?».

«Non ti preoccupare. Rendendo Yuki-san una subordinata di Basara-san, lei diventerà indirettamente un’aiutante di Mio-sama. Non farò errori questa volta».

Colpendosi il petto orgogliosamente, Maria afferrò le mani di Yuki vicino a lei.

«Bene. Yuki-san, iniziamo».

«…ricevuto».

Nel momento in cui Yuki annuì, il cerchio magico iniziò a brillare. E quindi la luce avvolse prima Yuki e poi Basara. Nel giro di poco tempo, un cerchio magico apparve sul dorso della mano destra di Basara. Vedendolo, Basara si sentì sollevato.

«Okay… Yuki, sai cosa devi fare no? Devi baciare il cerchio magico sulla mia mano…».

«…non lo farò».

«Oh. Non vuoi far… eh?! Scusa? Che cosa stai dicendo, Yuki…?».

In quel momento istintivamente si spaventò, Yuki fece un respiro profondo e lo guardò negli occhi.

«Fin da subito volevo che andasse così… non voglio stipulare il contratto normalmente».

Davanti ai suoi occhi c’era un agitato Basara. Yuki Nonaka lo vedeva chiaramente. Vedeva come il suo amato amico d’infanzia era rimasto a bocca aperta.

«Ch-Che cosa stai dicendo, Yuki…?».

In preda al panico fece un passo verso di lei. Le porse la mano dove era apparso il cerchio magico e disse:

«Non te l’ha detto Maria? Se non bacerai la mia mano subito, il cerchio scomparirà. A quel punto succederanno cose terribil…».

«Lo so. Andrà tutto bene».

In contrasto con l’impazienza di Basara, Yuki rispose come se non stesse per succedere nulla di grave.

Poi, spostando lo sguardo da Basara a Mio:
«Credevo di averlo detto chiaramente… non perderò contro Naruse-san».

«…».

Alla dichiarazione di Yuki, Mio distolse lo sguardo e non disse nulla.
I suoi occhi mostravano la stessa agitazione che aveva colpito Basara.

In qualche modo, era palese cosa Yuki volesse dire. Mio pensava che Yuki fosse una formidabile avversaria. Eppure, contemporaneamente pensò:

…non voglio ammettere la sconfitta.

Yuki era stata informata di ciò che era accaduto quando Mio e Basara avevano stipulato il Contratto tra Padrone e Servo.

Pensandoci attentamente, si poteva dire che le azioni di allora fossero giustificabili. Eppure, Yuki non poteva pensare di poter essere da meno a causa dei sentimenti che provava per Basara. Non poteva permettersi di rimanere in silenzio senza fare nulla davanti al rapporto tra Basara e Mio. Prima di tutto, avrebbe dovuto assolutamente far sì che fossero messe allo stesso livello.

…ma sarà inutile se poi non mi porterò in vantaggio.

Di certo, davanti alla fedeltà per Basara, la sconfitta non era mai stata presa in considerazione. Tuttavia, non poteva negare che era priva di esperienza nel rapportarsi con il sesso opposto. Questa era la situazione… non importava quanto ci provasse, non sarebbe riuscita a sorpassare Mio.
Per questo aveva chiesto a Maria di aiutarla. Per questo stava indossando della biancheria erotica. Tuttavia…

…non avrà senso se finirà subito.

Aveva sentito che quando aveva fatto il contratto Mio era venuta nove volte. In seguito Basara l’aveva dominata fin troppe volte.

Anche quel giorno, quando c’era stata la lezione in piscina, Mio e Basara l’avevano fatto, anche se Yuki non sapeva di preciso dove.
E non era uno scherzo che quel giorno aveva segnato un nuovo record di orgasmi.

«Yuki…».

«Va tutto bene… dovrai solo farmi le stesse cose che hai fatto a Naruse-san» rispose Yuki all’ansioso Basara «Ti prego, Basara…
dominami».
Nel momento successivo a quelle parole, il cerchio magico sulla mano di Basara scomparve.
In quel momento…

«Ah…».

Sotto al suo addome, una dolce agonia colpì l’organo che la rendeva una donna. Il corpo di Yuki tremò.
Contemporaneamente, venne colpita da una sensazione simile a quando la sera prima aveva “sistemato” il costume da bagno con Mio. Quella era stata un’ idea di Maria che avrebbe portato a Basara ad avere “una completa visione” dei loro corpi.

«…ah… mm, yaah… mm…».

Davanti agli occhi di Basara, Yuki non trattenne i gemiti causati dalla dolce agonia mentre barcollava e si stringeva a sé.

«Fuaaahhnn».

Entrambe le mani di Basara la strinsero e la tennero ferma. In quel momento una sensazione di eccitazione percorse il corpo di Yuki
…che… mi… sta succedendo…?

Immersa nell’odore di Basara, Yuki venne colta di sorpresa.

«Basara-san… è il momento di rispondere ai sentimenti di Yuki» disse gioiosamente Maria mentre Basara stava abbracciando Yuki.

«Ho capito. Visto che siamo arrivati a questo punto, non ho molta scelta. Lo farò» rispose Basara con un tono leggermente più basso
del solito.

«Portala prima sul divano. E per favore cerca di trovare il punto debole di Yuki».

«…».

Alle parole di Maria, Yuki e Basara si fissarono in silenzio.
Non c’era bisogno di dire nulla. Yuki si lasciò reggere da Basara, e venne fatta distendere lungo il divano.
E, nel momento in cui Basara si approcciò a lei…

«Sto per toccarti, Yuki».

«Va bene».

Mentre il suo intero corpo era in calore, Yuki annuì. Basara iniziò ad accarezzare il suo corpo.
La mano di Basara era gentile. Le sue dita si muovevano laboriose, interessate al corpo di Yuki, la quale era diventata assai sensitiva.

«Ah… fuh, ahh… mmm… Yaahh… Ah… mm… nu… ah…».
Indossando una biancheria intima capace di sedurre qualsiasi uomo, Yuki Nonaka si contorceva sopra al divano avvolta da delle dolci sensazioni.

Non importava dove toccasse, la faceva sentire bene in una maniera incredibile. Ogni volta che veniva toccata da Basara, una dolce sensazione fluiva nel suo corpo e la zona intorno alla sua vita diventava sempre più calda. Basara, poiché Yuki stava reagendo in modo tanto sensibile, esitò un po’ prima di iniziare a toccare il suo seno e i suoi fianchi. Ma percependo dal suo sguardo che Yuki fosse pronta ad accettare qualunque cosa fosse successa, le mani di Basara avanzarono.

«Yaah… ah, fuh… uh… aaah… fuaann… ya… ahh».

Mentre venivano colpite le sue zone più sensibili, il suo corpo femminile iniziò ad essere ricolmo di piacere. Yuki gradualmente gemette a voce sempre più alta. Quando venne instaurato il contratto con Mio, Basara aveva scoperto che il suo punto debole fosse il seno.

Quella colta, il contratto era stato completato dopo che Mio era venuta per la nona volta. Aveva resistito fino alla nona, mentre il seno veniva afferrato e palpato da Basara. Quella dolce sensazione era di gran lunga più forte di quella che Yuki aveva provato mentre veniva toccata nelle altre zone del suo corpo. Eppure…

…se continua così… mettendocela tutta… saremo pari…

Addestrata in quanto Eroe, aveva sviluppato una certa tolleranza a ciò che percepiva, come per esempio il dolore. Sarebbe stato ridicolo se nel giro di un attimo avesse perso la concentrazione. Mio era stata in quello stato resistendo per nove volte prima di darla vinta, ma lei avrebbe resistito ancora di più.

Riuscirò a vincere contro Mio… recupererò subito il distacco da lei…

O almeno così pensava…

«…? …hm, Basara…?».

Improvvisamente, Basara tolse le mani dal suo seno.

Che succede? C’è qualche problema?

Mentre pensava ciò, le mani di Basara
raggiunsero i fianchi e a quel punto…

«YAAAAAAAAA?!».

Il corpo di Yuki venne scosso dai tremiti, soggetto a un piacere incomparabilmente più grande di quello che aveva percepito nel
momento in cui le aveva palpato il seno.

…che… che cosa… mi sta succedendo…?

Yuki venne colta di sorpresa a causa del piacere incontenibile. Maria, nel vederla in quello stato, disse gioiosamente:

«Fufufu, come mi aspettavo, si tratta dei fianchi di Yuki».

«Eh…?».

In poco tempo, Yuki capì il significato di quelle parole. Era stato il suo stesso corpo a mostrare quale fosse il suo punto debole.

«Ah, AAAaaaahhh…».

Basara portò il proprio volto sopra a quello della distesa Yuki, la quale era rossa in volto e tremante dalla vergogna.
A quel punto lui le sussurrò all’orecchio:
«Yuki… per favore, alza il sedere».
Mentre la voce le aveva ordinato ciò, il suo corpo venne colpito da uno spasmo improvviso. Se faccio come dice… cosa mi succederà?

Era comprensibile il fatto che Yuki fosse ignorante in tali questioni, tuttavia…

«Ah…».

Yuki eseguì ciò che Basara le aveva ordinato. Mio l’aveva capito. Per lei, rifiutare ciò che le aveva detto Basara davanti ai suoi occhi non era un’ opzione. Non voleva assolutamente sembrare una donna dalla debole lealtà .

Facendo come le aveva detto Basara, Yuki alzò il sedere e lo diresse verso di lui.

«…ah…h, fuuuh… ah…».

Basara ancora non l’aveva toccato, ma lo stava fissando intensamente. Yuki riusciva a percepirlo. Il sedere di Yuki tremava da una parte all’altra, come se stesse implorando di essere toccato immediatamente.

«Non ti preoccupare, ti farò sottomettere subito» disse con una voce gentile. Doveva essere una bugia.
In quel momento il suo sedere – diventato sensibile – venne all’improvviso afferrato con forza.
«…».
Un intenso e violento piacere la face venire per la prima volta, e la vista di Yuki Nonaka diventò completamente bianco.

…una bugia, questo è…

Non solo la sua vista, ma persino i suoi pensieri furono spazzati via dall’intenso piacere.
Era incredibile. Essere soggetti a un piacere tanto forte. Era incredibile che Mio fosse riuscita a resistere per ben nove volte. Yuki si morse le labbra con forza disperatamente si preparò mentalmente.

«Che sedere erotico… è comparabile al seno di Mio-sama!».

Prima che potessero rendersene conto, Maria era comparsa davanti a loro. Aveva parlato con un sorriso smagliante. Nel vederla, si resero conto che Maria stava tenendo in mano una videocamera puntata
verso di loro.

«Che… Che cosa stai…?».

Vedendo la spia di registrazione accesa, Yuki balbettò con una voce piena di confusione mista con un intensa vergogna.

«Cosa sto facendo? Sto filmando il corpo sexy di Yuki-san».

La giovane succube lo disse con un sorriso, quasi fosse la cosa più naturale del mondo.

«Oggi è un giorno di festa: Yuki-san sta per diventare una serva in tutto e per tutto. Come potevo non registrare una cosa del genere?».

«…no… una cosa del genere…».

Il volto di Yuki divenne rosso dall’imbarazzo mentre il suo corpo si contorceva dal piacere.

«Cavolo, non ti piace? Anche se l’altro giorno abbiamo visto il video dove Mio-sama stava facendo quelle cose con Basara-san? Questo è uguale. Visto che Yuki-san aveva detto che non voleva perdere contro Mio-sama, avevo intenzione di amplificare l’atmosfera».

Beh…

«Se la cosa ti mette a disagio, sarà meglio stoppare il video. Beh, anche Mio-sama sembrava che non volesse essere ripresa…».

«Ovvio che non volevo essere ripresa! E poi, non è che mi avevi chiesto il permesso, anzi!» gridò Mio, un po’ distante da loro e rossa in volto.

«Beh, comunque… se ti potessi filmare con il tuo consenso e se riuscissi a resistere, saresti in vantaggio contro Mio-sama, no?».

«Impossibile…».

«Aahh».

Che assurda osservazione. Beh, una succube rimaneva comunque una succube. Mio continuò nel suo atteggiamento mentre Yuki rimase sorpresa da ciò che Maria aveva detto.

«Non che mi importi poi molto. Non voglio forzarti. Sia che mi fermi qui o che continui a registrare, quello che sta facendo Basara per
sottometterti è molto più importante, perché deve diventare il tuo padrone. Ti sottometterà… anche con la forza se necessario».

«…auh».

Sentendo quella provocazione, Yuki si morse il labbro inferiore.
Maria, nel vedere lo stato di Yuki, sorrise. Mio, rossa ancora in volto, trattenne il respiro. Al che, Yuki, tenendo entrambe le mani davanti al volto e strette a pugno, disse con voce tremante:
«…per favore, continua».
Quelle parole furono sentite da Maria e da Basara.
Nel suo cuore, si convinse:
…va tutto bene. Queste cose… sono nulla per una come me…

Mentre il suo corpo tremava a causa dell’orgasmo, Yuki impresse tale pensiero a fondo nella sua mente. Anche se le era impossibile per ora raggiungere il numero di volte che era venuta Mio, magari sarebbe stata capace di accorciare il divario, anche se di poco.
Dietro Yuki, Basara le disse con una voce gentile e persuasiva:
«È bello che tu sia disposta a sopportare una cosa simile, ma per favore… non esagerare».

Nel momento in cui lo disse, ricominciò a toccare il sedere di Yuki.
E di nuovo, Yuki fu portata subito all’orgasmo… non riuscendo nemmeno a capire quante volte fosse venuta in quel momento. Non che fosse possibile contarle, per quante erano. E mentre il suo sedere
veniva massaggiato, toccato e costretto a cambiare forma, Yuki emetteva gemiti seducenti ogni volta che il suo corpo raggiungeva l’orgasmo.

«…aahh… Non… il mio sedere… senza… il mio permesso…».

Sentendo il calore risalire lungo i fianchi, quasi bruciando, Yuki provò un intenso e infinito piacere. Tuttavia, veniva massaggiata così intensamente che le sue mani stavano lasciando segni sul suo sedere.
E tutta quella scena indecente stava venendo registrata dalla videocamera di Maria. Ogni volta che le cinque dita di Basara si insinuavano nel suo sedere, Yuki Nonaka scuoteva i fianchi su e giù indecentemente.

«Fufufufu, fantastico, Yuki-san. Se penso che di solito hai quel bellissimo modo di fare calmo e intelligente, oggi – divorata dai tuoi
istinti femminili a causa del piacere incontrollabile – sei più sensuale che mai!» le disse Maria all’orecchio. Yuki riuscì a sentire quelle parole, ma senza riuscirle a capire veramente. In quel momento, nella
mente di Yuki c’era posto solo per Basara e per il piacere che Basara le stava dando.

Il vuoto nei suoi pensieri. Un reazione femminile davanti al piacere intenso. In pochissimo, Yuki Nonaka era diventata un’adulta. Dalla innocente ragazza che era a una donna che aveva assaporato la
dolcezza dell’erotismo.

Eppure… ancora Yuki continuava a resistere. Non voleva perdere contro Mio. Quel forte desiderio la fece rimanere disperatamente
cosciente.

«Sei molto testarda, non è vero? …ma metterci troppo tempo potrebbe essere non facile da reggere per il tuo corpo» disse una delusa Maria.

«Basara-san, che ne dici di cambiare per un po’ la posizione? Beh, un attacco da dietro concettualmente va bene, ma in questo momento Basara non può essere visto. Nel vedere la persona che sta per diventare il suo padrone, credo che Yuki si sottometterà più facilmente».

«…forse hai ragione».

Ascoltando il consiglio di Maria, Basara e Yuki cambiarono posizione. Basara era seduto con Yuki a cavalcioni sui suoi fianchi.
Yuki, visto il suo bersaglio, mise entrambi le mani dietro al collo di Basara e lo abbracciò.

«…ahh… …Basara, per favore. Non il mio sedere…» implorò Yuki nel momento in cui una dolce e febbrile sensazione avvolse il suo corpo, indebolendo la sua coscienza. Voleva ridurre il suo divario con Mio, anche se di poco. E non solo per quanto riguardava il suo rapporto e il modo in cui veniva trattata, ma anche riguardo alla sua taglia di seno.

«Se è quello che vuoi, allora…».

Mentre palpava il suo sedere con la mano sinistra, con la destra Basara abbassò la spallina del bustino che Yuki stava indossando. Il seno sinistro della ragazza venne esposto e Basara iniziò a massaggiarlo. E poi, quando i suoi capezzoli si inturgidirono, Basara portò la bocca al seno, che venne succhiato, provocandole
appagamento.

«Yaaah… …mmm, yaaaah, nuuuu, fuaaaaah!».

Il piacere che stava provando ora, non era comparabile a quello che aveva provato quando il suo seno prima era stato massaggiato. La parte superiore del corpo di Yuki era stata toccata e accarezzata così tante volte da Basara che era diventata sensibile fino al limite. Il suo corpo tremò a causa dell’estasi.

«Ahh… …Basaraaaah… Basaraaaaaaaaah».

Le sue mani massaggiarono teneramente il suo seno e i suoi fianchi.
Yuki continuò a chiamarlo per nome, lui che da amico di infanzia stava diventando il suo padrone. Poi, l’altra mano scivolò giù in fondo alla vita verso le sue mutandine, e senza avvertire, entrambe le mani afferrarono il sedere di Yuki.
Completamente colta di sorpresa, Yuki – che fino a quel momento aveva sentito le sue mani attraverso la stoffa delle mutandine – sentì che il suo sedere veniva toccato direttamente.

«…».
Sentendo una sensazione ancor più celestiale, il suo corpo tremò intensamente sui fianchi di Basara. Afferrandole le cosce, Basara ondeggiò le sue mani a destra e a sinistra. Inaspettatamente, le mutandine di Yuki scivolarono giù verso le braccia di Basara, mostrando il sedere nudo della ragazza.

«Basaraaah… …No, non guardare!».

Incapace di sopportare oltre, Yuki urlò ciò. In quel momento qualcosa di incredibile accadde.
L’immagine di Yuki in quel momento divenne visibile dalla TV in soggiorno.

«Uh….?».

Nel vedere la videocamera di Maria venire connessa alla TV tramite cavo, Yuki si spaventò.

««Puoi resistere anche a una cosa come questo, no?» disse Maria sorridendo, quindi alzò il volume della TV con il telecomando.

…impossibile!

Abbassò la voce improvvisamente, per non essere sentita fuori casa. Davanti allo sguardo di Basara, messa all’angolo, Yuki andò nel panico. Eppure Basara ancora teneva le sua mani sul sedere di Yuki. In quel momento lui guardò Maria con disprezzo.
Fece un sospiro per poi concentrarsi sulla ragazza davanti a lui.

“Scusa” – il movimento della sua bocca, la sua espressione… era tranquillo.
Espandendo con entrambe le sue mani il suo sedere, Basara iniziò ad afferrare la soffice carne di Yuki.

«Ahh… …Basara, cosa stai… ahh?» disse lei alzando improvvisamente la voce. Nel momento in cui sentì la propria voce
uscire fuori dalla TV ad un volume alto, Yuki smise persino di respirare.
In quella esitazione, la resistenza di Yuki finì. I suoi occhi si spalancarono, ma era troppo tardi.
Il suo sedere era stato espanso al limite, rosso per il calore. Subito
dopo…
«…».
Quando il suo sedere veniva tirato indecentemente sopra la vita di Basara, Yuki gemette con forza.
Maria azzerò in quel momento il volume della TV premendo il tasto muto sul telecomando.

Mio aveva assistito a tutta la scena che aveva reso Yuki una subordinata di Basara. Era la prima volta che vedeva un’altra ragazza raggiungere l’orgasmo… nello stesso posto dove anche lei era venuta.

…wow…

Tra le braccia di Basara, con una faccia completamente stravolta dall’euforia, Yuki rinvenne dagli effetti degli orgasmi. Con le
mutandine scese fino alle cosce e il suo corsetto che rivelava il suo seno, era diventato impossibile toglierle gli occhi di dosso.
Involontariamente Mio deglutì.

…ero anch’io così…

Quando la maledizione si era attivata nel momento in cui aveva stipulato il contratto con Basara, lei era stata portata in quella
condizione. Ed era successo anche prima del combattimento contro la Tribù degli Eroi, l’altro giorno… e anche oggi, nelle docce della scuola.

«Aaahh…».

Ricordando quello che le aveva fatto Basara quella volta, il corpo di Mio tremò dalla testa ai piedi. Mentre un piacevole brivido le scorreva lungo il corpo, si sentì accaldata.

«Tutto bene, Mio-sama?».

«Eh…?».

Alla domanda improvvisa di Maria, Mio si rese finalmente conto che era caduta a terra. Nel vedere Yuki – soggetta alle mani di Basara – cambiare per diventare una sua subordinata, le sue gambe avevano
ceduto senza neanche accorgersene. Un sorriso, nato da un capriccio improvviso, comparve sul volto di Maria.

«Venga qui, Mio-sama… per favore, guardi più da vicino».

L’aveva invitata a guardare Yuki. Gli occhi di Yuki, spenti fino a quel momento, pian piano ripresero coscienza del luogo e riacquistarono in poco tempo vita.

«Basara…».

Nel momento in cui si voltò e guardò la sua faccia, i corpi di Yuki e Basara vennero avvolti dalla luce. Al che, il marchio del Contratto tra Padrone e Servo sul collo di Yuki divenne leggermente più rossastro.

«Eh…? Questo… impossibile…».

«È possibile, invece. Visto che è stata capace di rinforzare il contratto nel momento esatto in cui lo ha stipulato, direi proprio che Yuki-san ha davanti a sé un promettente futuro».

Maria si avvicinò a Basara e a Yuki mentre lo diceva.
Ma Mio non riusciva a seguirla: le sue gambe avevano ceduto e lei non era in grado di alzarsi in piedi attualmente. Riuscire a rinforzare il contratto nel momento in cui lo si stipula… ovviamente la situazione di Mio era opposta, piena di turbamenti e incapace di desiderare Basara. Ciò aveva fatto sì che Yuki riuscisse in qualcosa che per lei era impossibile…

«…ahh».

In silenzio, vedendo Basara e Maria parlare di Yuki, Mio si sentì frustrata.
Tuttavia ciò non attivò la maledizione del contratto. Non si sentiva colpevole verso Basara, era solo irritata da Yuki.

«…quindi, Basara-san… potete portare Yuki in bagno, è pronto».

«Eh… …io?».

«Perché ti stai agitando? Se lasciamo Yuki in questo stato, si prenderà un raffreddore. E poi sei stato tu a ridurla così, no? Santo cielo… È incredibile come Basara-san riesca ad essere notevole
quando è in modalità sadico, mentre quando ritorna normale diventa due volte più dolce e candido» disse Maria sorridendo «…e avendo portato a compimento il contratto con successo, abbiamo finito quello che dovevamo fare. E poi siamo anche riusciti a potenziarci, no? Quando Mio-sama era ridotta in questo stato l’altro giorno, non l’hai forse portata alla vasca e riscaldata?».

«…è vero?».

Alla domanda di Yuki, Maria annuì.

«Già, Basara-san si è già occupato di fare delicatamente il bagno a Mio-sama».

«…».

«…uhm, Yuki?».

Immediatamente Yuki mostrò un’espressione amareggiata. Quando Basara la chiamò…

«…andiamoci».

«Uhm… questo…».

«…il bagno, forza».

«…capisco».

Era inutile opporsi. Basara annuì, sollevando Yuki tra le use braccia e iniziando a camminare.

«Beh, Mio-sama… fino a quando continuerai a fare l’innocentina? Non vuoi fare un bagno tutti insieme?».

«Eh…? Cos… perché dovrei farlo con Nonaka…».

Sorpresa dall’improvvisa domanda, Maria le fece “no” con l’indice con tanto di «tsk tsk».

«È “Yuki-san”, Mio-sama. E Yuki-san, chiama anche tu Mio-sama con il suo nome, per favore. Siete entrambe sullo stesso piano, in quanto serve di Basara… non c’è spazio per le formalità».

«Aspetta… non mi sembra il caso di parlare di serve…».

Mentre Basara aggrottava involontariamente la fronte…

«…».
«…».

Yuki, in braccio a Basara, e Mio, accasciata sul pavimento, si guardarono reciprocamente.

«…okay, andrò con Yuki».

«Va bene… non mi importa se c’è Mio».

E con ciò, iniziarono a chiamarsi per nome.
Improvvisamente, ritrovandosi entrambe serve di Basara, Mio e Yuki cambiarono atteggiamento tra loro.
Successivamente, Mio e gli altri… loro quattro entrarono insieme nel bagno.
Spogliandosi vicino a Basara, che si era voltato, imbarazzata si ritrovò a pensare alla situazione attuale. Pensò a otto mesi prima, quando ancora viveva felice con i suoi genitori… No, i suoi genitori erano stati uccisi, e subito dopo lei aveva scoperto da Maria che lei era la figlia del precedente Signore dei Demoni.

Da quei giorni, la sua psiche e il suo ambiente erano cambiati in una maniera incredibile, e ora stava succedendo quello.
Essere parte della famiglia di Basara, un ex-Eroe. Fare un Contratto tra Padrone e Servo con lui e diventare una sua serva. Era stata vista, toccata e ne aveva tratto vantaggio a tal punto da accettarlo, anche se con imbarazzo. E ora viveva anche insieme a Yuki, una della Tribù degli Eroi e infine… anche lei era diventata compagna e serva di
Basara.

Mio Naruse era cambiata incredibilmente da quella che era un tempo.
…eppure non si sentiva né inquietata né dispiaciuta da ciò.

Aveva una famiglia che si prendeva il disturbo di sostenerla anche se l’aveva vista in quelle apparenze imbarazzanti… un compagno con cui poteva parlare senza riserve. Il fatto che lui esistesse la faceva sentire veramente felice. L’uomo chiamato Basara continuava a prendere sempre più spazio dentro al suo cuore, giorno dopo giorno, ma…

Improvvisamente, Maria si spogliò vicino a lei mentre sotto lo sguardo di Mio canticchiava un motivetto.

«…? Che succede, Mio-sama?».

«…niente, non importa».

Allo sguardo perplesso di Maria, Mio rispose scuotendo la testa.
Basara era ik loro centro, ma era anche grazie a Maria che aveva agito da mediatrice tra loro che erano arrivati a ciò.
Dopo che aveva rivelato la sua vera identità a Basara, Mio era esitante a tornare a vivere con lui. Era stata Maria a persuaderla e a
far sì che tornasse.
Non solo questo. Dopo che i suoi genitori erano stati uccisi, nelle molte situazioni che fino ad ora erano successe, Mio era stata in
grado di mantenere la sua sanità mentale grazie alla personalità allegra e vivace di Maria. Mio era lì grazie a Maria.
Anche se a volte si lasciava andare ai suoi istinti da succube, faceva del suo meglio per far sì che Mio si facesse delle amiche. Per
esempio, anche prima, durante la formazione del contratto tra Basara
e Yuki, aveva insistito che lei e Yuki si chiamassero per nome, non ignorando la questione.

Mio aveva sempre esitato fin’ora a farsi delle buone amiche perché nessuno di loro sapeva quando la fazione del corrente Signore dei Demoni avrebbe colpito. Il fatto che Yuki, una della Tribù degli Eroi, la stesse aiutando, era ancora più incredibile della presenza di Basara.

…beh…

Mostrava un tale atteggiamento assertivo solo verso Basara… voleva dire qualcosa in fondo. Eppure, vedendola in difficoltà a slegarsi le stringhe del nuovo corsetto…

«Lo faccio io…».

Mio, in intimo, andò alle sue spalle e la aiutò a togliersi il corsetto.

«…grazie».

Con le guance arrossate, Yuki la ringraziò. Da quella volta che l’aveva aiutata a comprare dei vestiti al centro commerciale, il loro rapporto era migliorato. Era una bella cosa. Parlandole, Mio si tolse il reggiseno e le mutandine, e entrambe si avvolsero con degli asciugamani.

«Venite! Questa sera ci godremmo nel legare il nostro animo da nudi!» disse Maria prima di entrare nel bagno. Mio e Yuki la
seguirono. Tuttavia, le tre si fermarono. Basara, che era nudo ad eccezione dell’asciugamano avvolto sulla vita, continuava a non guardare verso di loro. Mio e Yuki si guardarono e annuirono contemporaneamente.

«Ehi… voi due…?!».

«Vieni e basta!».

«Basara, sei pronto».

Le due ragazze gli afferrarono le braccia e lo trascinarono in bagno di forza.

PARTE 2

Nel cielo notturno, c’era una persona ad osservare la situazione a casa Toujou.
La luna illuminava il cielo alle sue spalle. Là, a guardare la residenza dei Toujou c’era una donna, o meglio… un Demone dalla fugace bellezza… Zest.
«…».
Zest stava guardando in silenzio la situazione a casa Toujou.
La sera prima, Maria aveva iniziato una competizione tra Mio e Yuki in costume da bagno, costumi che a causa di Basara e per inganno erano stati rovinati. Ed ora, per vendetta, stavano facendo a gara per lavarlo. Tuttavia, nel giro di poco, Mio e Yuki iniziarono a collaborare in armonia.
La prima fu Yuki, che togliendosi l’asciugamano, completamente nuda iniziò a lavare Basara usando il suo stesso corpo. Vedendo ciò, anche Mio, intrepida, si tolse il proprio asciugamano e, ricoprendo il proprio seno con la schiuma del sapone, lo ha usato per lavare Basara. Entrambe, con un celere ritmo, si sentirono sempre più accaldate. Quando Basara poi si rifugiò nella vasca da bagno in preda al panico, Maria lo abbracciò con perfetto tempismo e il bagno di casa Toujou cadde in preda alla confusione. Anche se stava vedendo un turbato Basara…
«…».
Zest, apatica, guardò in silenzio quello che stava succedendo a casa Toujou. Ma anche se non diceva nulla e niente sul suo volto faceva presumere alcuna traccia di emozione, questo non significava che
fosse priva di sentimenti.
Proprio come Mio e Yuki, anche Zest aveva un padrone.
Eppure, sentiva che c’era una enorme differenza tra lei e loro.
Attualmente non si sentiva né soddisfatta né scontenta, né tantomeno invidiava Mio e Yuki.
…però…
Se fosse stato Basara il suo padrone, e non Zolgear, sarebbe stata anche lei vittima di così forti emozioni? Avrebbe anche lei a volte sorriso, altre volte pianto… a volte si sarebbe arrabbiata, altre avrebbe gioito? Sarebbe stata anche lei come Mio e Yuki? Avrebbe smesso anche lei di dare tutto per scontato e di essere indifferente a tutto?

«…che assurdità» concluse Zest mentre abbassava lo sguardo.
Ritornò quindi a osservare Mio Naruse. Basara stava cercando di liberarsi da Maria, che lo stava abbracciando. In quel momento, Mio e Yuki entrarono anche loro nella vasca ricolma di acqua calda. In quel momento erano indecentemente in quattro dentro la vasca da bagno.
E, a dispetto delle circostanze, c’era il principio di un sorriso sul volto di Mio. Tuttavia…
«…quel sorriso, non durerà a lungo» disse con una voce agghiacciante.
In quell’istante una nuvola coprì la luce della luna. Quando la luna fu di nuovo visibile, Zest era completamente scomparsa.
Rimaneva solo il vento autunnale che soffiava sotto il cielo notturno.

PARTE 3

Tre giorni dopo aver stipulato il Contratto tra Padrone e Servo con Yuki, Basara Toujou si trovava in infermeria.

Gli faceva male un dito. Nello specifico, era l’anulare.

Era successo nel bel mezzo di una partita di basket durante l’ora di educazione fisica.
In genere, Basara non era uno che si faceva male durante una lezione.

Tuttavia, quel giorno in palestra c’erano sia ragazzi che ragazze. O meglio, mentre i ragazzi giocavano a basket, le ragazze stavano facendo una partita a pallavolo. E nella classe di Basara c’erano un paio di elementi che non erano presenti nelle altre classe.

C’erano Mio e Yuki… le ragazze più belle della Hijirigasaka Academy, così come i loro fan impervi e vivaci.

Poiché nella lezione in piscina i ragazzi non facevano lezione con le ragazze, il desiderio dei loro fan di vederle in costume non si era
avverato. Tuttavia, quando la classe faceva ginnastica palestra, anche se tenevano lezioni differenti, potevano comunque ammirarle nell’uniforme da ginnastica. Per un ragazzo nel pieno della pubertà, vedere una ragazza che fa degli esercizi ginnici era un qualcosa da adorare. Nei momenti più fortunati, si poteva vedere la morbidezza della loro pelle quando si muovevano. Per esempio, gli esercizi di riscaldamento. Per i ragazzi non era divertente farli, ma al contrario, era meraviglioso e molto sexy vedere le ragazze mentre li facevano.

Inoltre, dagli esercizi di riscaldamento alla partita che si stava svolgendo in quel momento, Mio e Yuki erano state al centro dell’attenzione maschile per tutto il tempo.
Anche se non vi stava prestando più di tanta attenzione, Basara rimaneva focalizzato sulla partita di basket, ma quando all’improvviso gli fu lanciato la palla, in quel momento i ragazzi della palestra urlano di gioia. Questo perché Mio aveva schiacciato con forza la palla che Yuki le aveva alzato, e ciò lo aveva portato a mettere male le mani.

Risultato: si era fatto male a un dito per la
prima volta dopo diversi anni. E visto che percepiva male, indifferentemente dalla serietà del dolore, lo segnalò all’insegnante di ginnastica e nel bel mezzo della partita Basara se ne andò in infermeria*.
.
* E chi non avrebbe colto al volo l’occasione per andare in infermeria? Hasegawa-sensei ♥.

«…aahh».

Proprio ora era seduto su uno sgabello, di quelli con le rotelle, ed era mentalmente teso.

Il motivo? Ce l’aveva proprio davanti agli occhi. L’infermiera della scuola Chisato Hasegawa, orgoglio della Hijirigasaka Academy e dalla bellezza ultraterrena, gli stava medicando il dito.

…non va bene, di questo passo le vedrò…

Basara continuava a sbirciare Hasegawa senza sosta. Questo perché quel giorno l’infermiera sotto il bianco camice medico stava indossando una camicetta rossa sbottonata fino al terzo bottone. E se si considerava quindi la scollatura vertiginosa, l’enorme seno – poco più grande di quello di Mio – e il fatto che fosse china in avanti per medicargli il dito… si poteva benissimo vedere la linea che separava un seno dall’altro e sembravano che stessero per fuoriuscire da un momento all’altro.

«Hm? C’è qualcosa che non va?».

«N-No, non è nulla…».

Sentendo all’improvviso la sua domanda e il suo sguardo addosso, Basara distolse subito lo sguardo.
Stava vivendo con Mio e Yuki, tanto belle da essere paragonate a delle idol, e anche con Maria.
Basara era oramai convinto di aver sviluppato una sorta di “tolleranza” alle belle ragazze.
Tuttavia, anche secondo Basara, la bellezza di Hasegawa poteva essere riassunta in un’unica parola: spettacolare. Il sex appeal di un’adulta, il cui odore era così intenso che nel sentirlo dava alla testa.
Non era inferiore a Mio e Yuki sotto l’effetto della maledizione del Contratto tra Padrone e Servo. E se Hasegawa si fosse stata vittima della maledizione del contratto, che cosa diavolo sarebbe potuto succedere a quel punto?

…che diavolo sto pensando…

Mentre Basara scosse il capo ai pensieri deviati che gli erano comparsi in testa…

«…okay, ho finito. Dovrebbe andare bene ora».

Finito di bendare il dito, Hasegawa allontanò le proprie mani da quella ferita di Basara e si raddrizzò. I loro due corpi, che prima si trovavano a una distanza che sarebbe stata lecita per degli amanti, ora c’era invece uno spazio assai più appropriato per un’insegnate e uno studente.

«L’ho bendato, ma non è rotto. Per come è messo, tieni la fasciatura per tre giorni. Per il momento, riposati a letto e successivamente evita il più possibile di stressare la zona interessata. Sembra che non ci siano danni ai legamenti, quindi ti dovresti riprendere in breve tempo, ma se il dolore peggiora, vieni da me il prima possibile».

«…? Da lei? Non dovrei andare all’ospedale?».

L’infermiera della scuola provvedeva per lo più al primo soccorso,
non alla cura completa.
Quindi, se le due condizioni fossero peggiorate, sarebbe dovuto andare dall’ortopedico. Eppure…

«Tranquillo. Anche se non sembro, sono molto più qualificata di gran parte dei medici della zona. Ed ora te l’ho sistemato, non ho semplicemente fatto del primo soccorso».

Si guardarono negli occhi. Lo sguardo di Hasegawa era inflessibile.

«Stai lontano dai guai… chiaro?».

«C-Certo. Chiarissimo».

Sopraffatto dallo strano comportamento di lei, Basara annuì.
«Ottimo» disse una soddisfatta Hasegawa «…anche se hai accompagnato qui un sacco di volte Naruse, questa è la prima volta
che ti fai male e vieni qui per te, giusto?».

«Ahh, ora che me lo fa pensare…».

Basara era un ex-Eroe, ed era dunque addestrato a resistere e a prevenire qualsiasi ferita o malattia fin dalla tenera età. In fin dei conti, quella di ora era un’eccezione.

«Eppure è strano. Ho l’impressione di aver chiacchierato con te molte volte».

«Beh… c’è stata quella volta l’ho incontrata quando non eravamo a scuola».

Qualche giorno fa era andato con Takigawa a mangiare del Yakiniku, ed era capitato per caso di dividere il tavolo con Hasegawa. A differenza della scuola, dove l’etica e le norme distanziavano gli studenti dai professori, là si erano trovati insieme nella sfera privata. E naturalmente si erano avvicinati.

«Ora che ci penso… quella volta al ristorante, ti avevo promesso una cena da qualche parte, ricordi?».

«G-Già… credo. Ma non si faccia problemi, lei mi ha sempre dato dei preziosi consigli, anche prima del Yakiniku…».

«Sono cose diverse. I problemi degli studenti sono affari degli insegnanti. Il punto è un altro. Mi hai detto “la prossima volta allora
mi porti da qualche parte” ed io ho risposto “va bene”, no? Non abbiamo fatto una promessa noi due?» l’espressione di Hasegawa divenne strana e per un po’ mise il broncio.

«Toujou… per caso ti secca mangiare con me?».

«Non potrebbe mai seccarmi…!».

Non dica idiozie…

Basara scosse il capo con forza.

«…davvero?».

«Certo! È sempre un piacere cenare con lei».

Era quello che pensava, non stava esagerando. Cenare con Hasegawa era un onore.

«Beh, allora… siamo a posto. Non vedo l’ora» disse Hasegawa con un sorriso.

Nel vedere ciò, Basara oltre alla sorpresa sentì qualcosa provenire dal profondo. Hasegawa aveva finora sempre emanato un’aura adulta, mentre ora stava facendo un’espressione molto da ragazza.
Nel vedere Hasegawa fare un volto simile, Basara pensò a quanto fortunato fosse stato finora.

«…il che mi ricorda… che ora che tuo padre è via di casa, eri preoccupato di poter comprendere al meglio i problemi di Naruse e della sua sorellina e se fosse possibile o meno risolverli… mmm, per caso puoi parlarmene con un po’ più di calma?».

Dopo un pesante silenzio, Basara rispose brevemente.

«…giusto».

Hasegawa sospirò:
«È inutile. Sembra che i miei consigli non siano serviti a nulla».

«Non è assolutamente vero… i vostri consigli mi hanno aiutato e salvato in molteplici situazioni!».

E non stava mentendo. Basara, nel combattimento contro Takashi e la sua squadra, aveva sfruttato i consigli di Hasegawa per superare questioni importanti.

Tuttavia, c’era ancora un ostacolo che doveva affrontare.

Improvvisamente la campanella della scuola suonò. La quarta ora era finita, era la pausa pranzo. Anche se avrebbe dovuto tornare in palestra, Basara non era stato di farlo prima che la campanella suonasse.

Certo, dopo che Takigawa gli aveva detto che Zolgear si stava muovendo, Basara si era preparato al peggio. Non riusciva a calmarsi. In ogni caso, l’avversario era un Demone di alto rango dotato di una potenza schiacciante.

Doveva assolutamente evitare il ripetersi della tragedia di cinque anni prima. Aveva perso così tanto a quel tempo… eppure era sopravvissuto. Doveva esserci un senso in tutto ciò.
Evitare che potesse perdere così tanto una seconda volta.

«Toujou… non affliggerti troppo».

«Eh…?».

Momentaneamente interdetto, Basara guardo la calma espressione di Hasegawa.

«Se, spinto dalla paura, pensi a un problema che potrebbe succedere e a come uscirne, il problema diventerà ancor più grande, anche se cercherai di prevenirlo a tutti i costi».

«Beh… lo so, ma… anche così, essendone responsabile, non posso nemmeno rinunciare».

All’amarezza di Basara, Hasegawa si mostrò calma.

«Non saltare a conclusioni affrettate, nessuno ti ha detto di rinunciare. Tuttavia, quando uno viene messo all’angolo, la sua
visione delle cose si restringe… e alla fine si finisce per trascurare le cose più importanti. Quindi cercare continuamente di far sì che un problema non si verifichi, non può che essere un errore. Ma se non ti metti nella condizione di risolvere la questione, diverrà impossibile per te gestire il problema che si sta presentando» disse Hasegawa con un tono persuasivo.

«Devi aver notato che si tratta di una cosa seria. Non sei concentrato, quindi, anche se ti venisse detto di rilassarti, probabilmente non lo faresti. Quindi dovresti continuare nel prepararti al peggio e pensare a una soluzione quando il problema si presenterà».

«Quando si presenterà il problema…».

«Esatto. Anche se è impossibile modificare il passato, è comunque possibile recuperare qualcosa in maniera imprevista. Se non puoi prevenirlo, non dargli mai la possibilità di sovrastarti. E poi, dovresti pensare a un modo per recuperare la situazione nel caso il problema si verifichi. E se non puoi risolvere il problema, cerca comunque di migliorare la situazione. Non dimenticartene».

«C’è sempre una soluzione. C’è sempre una scelta. Ma quando uno viene messo all’angolo gli viene difficile vederla. È erroneo credere che basti continuare a non arrendersi. Anche se non ti arrendi, nell’incoscienza non troverai né una strada né una soluzione. Ma se ti convinci che riuscirai a trovare qualcosa, allora quando ti capiterà davanti te ne accorgerai subito. Ma non pensare che finirà come avrai sperato. Dovrai analizzare la situazione e pensare a una contromisura. Quando sarai messo all’angolo fino all’estremo, dovrai trovare un modo per aiutare te stesso e coloro che sono importanti per te».

Perciò…

«Toujou, non perdere di vista il modo con cui puoi proteggere te stesso e le persone che ti sono care».

Alle parole di Hasegawa, Basara chiuse il pugno con forza. Quindi annuì con determinazione.

«Sì…».

Aveva ragione. Era stato sovrastato dalla forza del nemico e non era riuscito a rimanere lucido.

Ancora una volta… doveva pensarci a mente fredda. Ci doveva essere sicuramente un modo.
Mio Naruse, Maria Naruse, Yuki Nonaka… un modo per proteggerle… ogni mezzo sarebbe andato bene.

«Ottimo. Hai un volto un po’ più leggero ora. Sembra che questa insegnante ti sia stata utile alla fine».

«Sì… grazie mille, davvero. Beh, sensei, tornerò presto».

Basara si alzò e si inchinò educatamente verso Hasegawa, la quale sorrideva come al solito.

Quindi aprì la porta per uscire dall’infermeria.

«Oh… Ah, giusto. Toujou».

Lo chiamò da dietro.

«La fasciatura che ti ho fatto… non rimuoverla finché non te lo dico».

«…? Va bene. …mmm, se non devo toglierla, vuol dire che è il dito non è messo alquanto male?». Basara fissò l’anulare bendato.

Hasegawa, con una calma espressione, disse:
«No, ma dovrai stare estremamente attento».

«…ahh, ho capito».

Non aveva risposto alla domanda, ma Hasegawa era una specialista.
Non poteva non darle ascolto.

Basara fece segno affermativo, quindi ringraziò formalmente e se ne andò dall’infermeria.

Ritornò in palestra giusto per sicurezza, ma la lezione era finita e avevano anche finito di rimettere tutto in ordine.
Ed ovviamente non c’era neanche nessuno della sua classe.

«…ah già, giusto».

Con un sospiro Basara Toujou andò nello spogliatoio.
Come c’era da aspettarsi, non c’era nessuno neanche nello spogliatoio.

In quel momento era in corso la pausa pranzo. Quel lasso di tempo dove si poteva mangiare l’agognato pasto in mezzo alla giornata. Se avesse fatto per tutto il tempo educazione fisica, sicuramente avrebbe anche lui cercato di pranzare il prima possibile. E probabilmente quelli che non avevano un bentou* si erano cambiati alla velocità della luce per fare un blitz in caffetteria.

«Beh, Takigawa oggi è assente. Di certo se la prende comoda…».

Basara si diresse sul punto più lontano dello spogliatoio e aprì il suo armadietto. Quindi iniziò a spogliarsi.

«Dovrei trovare qualcuno con cui poter pranzare oltre a Takigawa».

Si rese conto di quanto avesse contato su Takigawa finora. Basara si voltò.

…ma…

Ora Mio era un bersaglio. Se avesse fatto amicizia con qualcuno, questa persona sarebbe finita anche lei in mezzo al pericolo, visto che lui era colui che doveva proteggere Mio. Doveva prima concentrarsi sul pericolo di fronte a lui ed evitare che chiunque, studenti e professori, si ritrovassero in pericolo a causa di una sua disattenzione.

Zolgear avrebbe provato a catturare Mio con tutti i mezzi.

Mentre Basara era in sovrappensiero… la porta si aprì. Che ci fosse un altro ritardatario oltre a lui? Quando guardò alla porta con non curanza…

«Eh…?».

Basara guardò alla persona che stava entrando, e si irrigidì di riflesso. Una ragazza vestita in abiti da ginnastica era entrata nello spogliatoio maschile. E non era né Mio né Yuki. E ovviamente non si trattava neanche di Maria.

«…uhm… Toujou-kun, stai bene?» disse lei.

* O bentō, è il tipico pranzo al sacco giapponese. Contenuto in una confezione di
legno/plastica/metallico, è il pranzo per quando non si è a casa. Alcune confezioni hanno anche
un thermos.

Chiudendosi la porta alle spalle, entrò nello spogliatoio maschile.

Quella ragazza faceva la sua stessa classe. Era una delle amiche di Mio, Chika Sakaki.

«Sa-Sakaki… Ch-Che? Perché?».

Basara, all’apparizione improvvisa di Sakaki, andò nel panico. In tutta fretta si mise i pantaloni dell’uniforme.

«Scusami… sono entrata dove non avrei dovuto… ma volevo veramente parlare con te, Toujou-kun. In fondo, non eri tornato dall’infermeria durante la lezione di ginnastica» disse lei, avvicinandosi un passo alla volta.

«…ma perché proprio qui? Non possiamo parlare in classe?».

«Sì… non voglio che altre persone ci sentano… soprattutto Naruse-san e Nonaka-san».

«Mio e Yuki…?».

«Beh, Toujou-kun…».

Nel momento in cui Basara domandò confuso, Sakaki si avvicinò istantaneamente e gli disse con una voce seria:

«Toujou-kun… stai uscendo con Naruse-san o con Nonaka-san?».

«…eh?».

Alla chiara domanda di lei, Basara borbottò di riflesso.

«Cioè… Toujou-kun, vivi con loro due, giusto?».

«No. Però hai ragione, viviamo tutti insieme ma non sto uscendo con nessuna delle due».

Yuki e Mio erano senza dubbio molto belle. Molte volte il suo cuore aveva sobbalzato a causa loro nella loro convivenza… senza contare le volte in cui aveva dovuto occuparsi della maledizione del Contratto tra Padrone e Servo. Aveva rischiato fin troppe di perdere il controllo. Eppure, alla domanda se stesse uscendo con loro, la risposta era no.

…cioè, ovviamente…

Anche se non c’erano altri modi per descrivere la loro situazione, non poteva considerare la loro come una romantica relazione, poiché erano legati dalla maledizione. I sentimenti nati dalla sottomissione forzata e dal piacere schiacciante erano sicuramente illusori.

Sarebbe stato ingiusto confondere l’amore con ciò.

«…sicuro? Non stai uscendo con nessuna?» disse Sakaki tranquillamente «…quindi… ho una chance?».

Dicendolo, Sakaki si avvicinò e si appoggiò a Basara. Di colpo sentì la sensazione del suo soffice corpo che lo toccava.

«…Sa-Sakaki?!» esclamò Basara nel panico.
Il volto di Sakaki divenne rosso dall’imbarazzo.

«N-Non fare una faccia così tanto imbarazzata. Cioè… non hai forse esperienza in queste cose, Toujou-kun?».

«E-Esperienza? No! Chi… Chi sta dicendo queste cose?!».

«Ma… quando ho chiesto che tipo fossi, Naruse-san ha detto che anche se non sei un cattivo ragazzo, sei un po’ un buono a nulla. E ha anche detto che molte volte hai fatto delle cose perverse».

«…Mio ha veramente detto una cosa del genere?».

Anche se andavano molto d’accordo, Mio non poteva aver detto a Sakaki e Aikawa della maledizione afrodisiaca del Contratto tra Padrone e Servo. Dunque… perché stava parlando di avvenimenti “impropri”? Certo, Basara aveva visto Mio in situazioni “imbarazzanti” anche prima della maledizione del contratto, fin dal loro incontro al ristorante per famiglie. Eppure…

«…no, Mio capisce la situazione. Eppure, se un ragazzo si ritrova improvvisamente a vivere insieme a delle ragazze, tali incidenti possono capitare anche non volendo!».

«Ma tu non l’hai comunque negato di averlo visto… il nudo corpo di Naruse-san».

E mentre Sakaki premeva il proprio corpo contro quello di Basara ancor di più…

«Ehi, Toujou-kun, anche se quello di Naruse-san è incredibile…

anche il mio seno è molto bello, non credi?».

«Come se lo potessi sapere!» gridò lui.

«…allora… te lo dirò».

Nel momento in cui Sakaki lo disse… Basara venne girato di lato e i due caddero insieme sul pavimento.

«Che…? Co-Come cavolo siamo caduti?».

«È una mossa di autodifesa che ho imparato a scuola. Anche se non avremmo dovuto cadere entrambi, anche così va bene» disse Sakaki mentre cavalcava la sua vita.

«…maledizione, cosa…?».

Basara Toujou si rese conto di aver sbagliato a giudicare la situazione. Aveva abbassato la guardia per via del fatto che si trattava di una sua compagna di classe e come risultato si era fatto buttare a terra ed era finito in quella situazione. Basara pensò subito che Sakaki fosse controllata da qualcuno, ma era ancora troppo presto per essere sicuri che i sentimenti che Sakaki provava per lui fossero falsi. E il fatto che avesse fatto pratica di autodifesa a scuola non era del tutto inverosimile. Quindi, supponendo che ci fosse solo Sakaki dietro a tutto ciò, per prima cosa avrebbe dovuto calmarla.

Ma se invece fosse stata manipolata? Non poteva lasciarla in quello stato. Perso nei suoi pensieri, Basara non fu capace di muoversi.

«Toujou-kun, per favore… guardami» disse Sakaki imbarazzata, abbassandosi su Basara. I suoi morbidi seni iniziarono a sfregare il petto del ragazzo.

In quel momento la porta dello spogliatoio improvvisamente si aprì.

L’inquietudine cadde su Basara come un macigno. A prescindere dal fatto che Sakaki fosse stata manipolata o meno, sarebbe stato un incubo se fossero stati visti. Non tanto perché avrebbero potuto pensare che stessero per avere una relazione sessuale illecita a scuola, quanto al fatto che se Sakaki fosse stata vista in una tale posizione da dei ragazzi, ne sarebbe uscita molto peggio di lui da questa storia.

Tuttavia… l’ansia di Basara scomparve.

Perché la persona che aveva aperto la porta e li aveva visti era ancor più scioccata di Sakaki.

«…».

Davanti allo sguardo di Basara Toujou vi erano due ragazze a dir poco sorprese. Mio Naruse e Yuki Nonaka.

Cercando Basara, Yuki Nonaka con Mio erano finite nello spogliatoio maschile.

In quel periodo Basara non era per nulla calmo.
Anche se si stava comportando con naturalezza per non farle preoccupare, Yuki se ne era resa comunque conto.

Probabilmente anche Mio l’aveva notato.

Basara… ultimamente si era fin troppo chiuso in se stesso. E il fatto che dopo essere andato in infermeria e non fosse ancora tornato aveva fatto diventare Mio e Yuki sempre più inquiete. Anche se ci poteva essere in mezzo qualche cavolata di Maria, erano comunque preoccupate per lui.

Il Contratto tra Padrone e Servo permetteva alle due ragazze di conoscere la sua posizione. Tuttavia, sentirono la conversazione tra Basara e Sakaki solo quando entrarono nello spogliatoio. Mio divenne pallida nell’aprire lentamente la porta… e la scena che temevano nella loro mente si concretizzò davanti ai loro occhi.

«…ah!».

Mio fuggì in lacrime dallo spogliatoio. Aveva visto Basara e la sua cara amica abbracciati sul pavimento. Doveva essere scioccata.

Anche Yuki Nonaka si mise a correre, ma in direzione diversa da quella presa da Mio: si addentrò all’interno dello spogliatoio.

«Yu-Yuki…?».

«…».

Ignorando il confuso Basara, Yuki materializzò la sua spada spirituale “Sakuya” sulla sua mano destra. Con uno slancio improvviso, Yuki arrivò a loro dirigendo Sakuya contro Sakaki, la quale stava a cavalcioni sopra a Basara. Sakaki fu veloce.

Fece un salto mortale da quella posizione, schivando il fendente di Yuki, atterrando poi a distanza di sicurezza.

«…cavolo, che maleducata che sei, Nonaka-san. Cercare improvvisamente di colpirmi con quella spada, sei orribile!».

«Sakaki… tu…?».

Di fronte a lui, quasi a proteggerlo, Yuki Nonaka gli disse apertamente in risposta al suo stupore:

«…lo sapevo, quindi sta venendo manipolata».

Diversamente da Mio, che non era riuscita a pensare lucidamente ed era corsa via, Yuki era rimasta calma.

Yuki lanciò un colpo a distanza con la sua spada spirituale, capace di colpire l’anima. Sakuya – attraverso il volere di Yuki – poteva cancellare la magia che sembrava affliggere Sakaki e la sua fonte senza farle inutilmente male. In tal modo, anche se Sakaki fosse stata controllata da qualcuno, non si sarebbe fatta male… mentre se fosse stata una in sé, una normale persona, non sarebbe stata in grado di vedere la spada spirituale di Yuki.

…ma proprio in quel momento, Sakaki aveva evitato l’attacco di Yuki con una velocità impossibile per un essere umano, per poi dirle:

«Cercare improvvisamente di colpirmi con quella spada, sei orribile!». Aveva già risposto alla vera domanda.

«…colpa mia, Yuki. Grazie per avermi salvato. Ma cercare di affettarla così senza ragione se Sakaki fosse stata in sé, cosa sarebbe successo?».

«Niente di particolarmente grave. Avrebbe giusto sentito un leggero dolore» disse Yuki chiaramente.

«Aveva fatto tutto ciò lasciando la porta un po’ aperta. A meno che non sia pazza, deve averlo fatto apposta».

Il fatto che avesse cercato di mettere nei guai Basara non era qualcosa che poteva perdonare. D’altra parte, Mio e Sakaki erano molto amiche. Anche se non fosse stata a conoscenza del rapporto che c’era tra Mio e Basara, dopo averla vista fare una cosa del genere a un membro della sua famiglia con cui viveva, provando a rendere pubblica la cosa, come una codarda, Yuki non avrebbe lasciato stare, anche se si trattava di una sua compagna di classe. E poi, a prescindere dal fatto che fosse stata manipolata, non era obbligatorio per Yuki perdonarla.

«Ehi, di cosa state parlando voi due…?».

Sakaki per un po’ mise il broncio e poi…

«Toujou-kun… stai trascurando la ragazza che ti si è confessata per parlare con Nonaka-san che è appena arrivata, sei senza cuore».

«…stiamo cercando di capire se tu sia più o meno pazza».

Dopo aver detto ciò con uno sguardo serio, Basara sussurrò all’orecchio di Yuki: «Non siamo messi bene, Yuki… posso lasciartela a te? Dal momento che Sakaki è stata manipolata, è molto probabile che il nemico stia cercando di catturare Mio».

«Lo penso anch’io. Dovrai correre veloce. Quando Mio è fuggita, ho visto che le era comparso il marchio del contratto sul collo. Se incontrasse un nemico, non sarebbe in grado non solo di combattere, ma anche di scappare in quelle condizioni».

Il vedere Sakaki e Basara insieme doveva averla sconvolta così tanto che non era stata in grado di controllare la propria gelosia.

Anche Yuki aveva stipulato un contratto con Basara, ma c’era un motivo per cui a lei la maledizione non si era attivata: per Yuki, Sakaki era solo una compagna di classe, mentre per Mio era un’amica intima… e poi Yuki proveniva dalla Tribù degli Eroi, era stata addestrata a giudicare sempre le situazioni con mentre fredda.

Probabilmente, se Mio e Maria stessero abbracciando Basara, e ci fosse anche Kurumi, Yuki non sarebbe capace nemmeno di muoversi a causa della maledizione.

«Basara, me la posso vedere io da sola qui. Ma visto che non sa nemmeno di essere manipolata, non otterremmo nulla nell’interrogarla. Il nemico crede di poterci mettere in stallo qui».

«Ci stai salvando… ma non essere avventata».

Dicendo ciò mise la mano sulla maniglia della porta e si precipitò al di fuori dello spogliatoio. Nel vederlo, Sakaki fece un sospiro di delusione.

«Aah… ah. Lo sapevo. È Naruse-san quella importante alla fine… siamo state scaricate, Nonaka-san».

«Non mi importa. Solo tu sei stata rifiutata. Io sono rimasta qui perché lui si fida nel lasciarti a me» disse Yuki mettendosi in guardia con Sakuya.

«…oh mio… rappresentante di classe, stai maneggiando un pericoloso oggetto affilato nello spogliatoio maschile, voi forse che chiamino la polizia?». Improvvisamente sentì una voce provenire dalle sue spalle.

Voltando il capo, vide una studentessa. Un’amica intima di Mio, come Chika Sakaki…Shiho Aikawa.

Introducendosi, sorrise in volto. Riusciva anche a vedere Sakuya.

«…perché sei qui?».

Non riusciva a capire la situazione. Yuki Nonaka aggrottò la fronte.

Il fatto che anche Aikawa fosse stata manipolata non era una sorpresa, visto che anche Sakaki lo era. Erano state colpite le due persone normali più vicine a Mio. Però…

…quindi non è lei quella che sta cercando di rapire Naruse-san…

In tal caso, chi… aveva una brutta sensazione in proposito.

«…dovrò cambiare piano».

In piedi, Yuki si voltò.

«Eh…? Nonaka-san, che succede?».

«Qualche problema? Non riesco a sentirti, rappresentante di classe».

Sakaki e Aikawa parlarono sorridenti in volto.

«Basara mi ha detto di non rischiare… ma non credo che potrò fare come mi ha detto».

In guardia, Yuki Nonaka rilasciò il potere di Sakuya.

Non posso perdere tempo a giocare con voi… finirà tutto in un unico colpo.

Impugnando Sakuya, alla velocità di un dio, un lampo di luce bianca invase lo spogliatoio maschile.

PARTE 4

E Mio vide Basara e Sakaki in quella posizione indecente sul pavimento dello spogliatoio maschile, per poi correre via a perdifiato.

Indossando ancora le scarpe da interni, si precipitò fuori dalla scuola, verso un posto dove nessuno l’avrebbe vista.
Un luogo lontano dagli sguardi altrui, dove poteva rimanere sola in quello stato.

Dalle profondità del suo essere sgorgò quella dolce sensazione.
Solitamente sarebbe caduta a terra sul posto, e la sua situazione sarebbe rimasta “strana” a meno che Basara non l’avesse “confortata”.

Ma… Mio Naruse aveva resistito a quella sensazione, concentrandosi per poi continuare a correre a tutta velocità.

L’immagine di Basara con Sakaki continuava a insinuarsi nella sua mente, ossessionandola.

«Perché…».

Come cavolo si era giunti a questo?

Trattando tutti allo stesso modo, per quanto possibile, Mio aveva evitato di fare amicizia per non trascinare nessuno nei suoi problemi con la fazione del Signore dei Demoni. Eppure, Sakaki e Aikawa erano state delle eccezioni.

…certo, Basara e Mio stavano vivendo insieme solo come fratello e sorella, e sicuramente non stavano uscendo insieme. Eppure, mentre vivevano insieme, a poco a poco aveva iniziato a pensare che fossero diventati la loro vera famiglia.

Tuttavia, Mio non aveva il diritto di fermare Sakaki se lei avesse provato qualcosa per Basara.

Tra Mio e Basara non c’era “amore”… vi era solo il “Contratto tra Padrone e Servo” che avevano fatto per combattere la crisi che stavano vivendo. Però…

«Perché…».

Correndo nel parco adiacente al parco metropolitano, Mio raggiunse un vuoto campo da tennis. Si appoggiò alla recinzione che delimitava il perimetro del campo.

Non capisco. Perché fa così male? Perché il mio petto fa così male? Anche Yuki e Maria hanno fatto certe cose con Basara, allora perché dopo averli visti insieme mi sento così arrabbiata e sconvolta?

«Eppure… perché…».

Parlando tra sé, Mio ansimò dolorosamente.

Anche se avrebbe dovuto capire che né Basara né Sakaki erano pazzi, le sue emozioni erano diventate tanto confuse e ingarbugliate da impedirle di pensare.
Eppure sapeva che era sbagliato.
Ma non capiva il perché.
Non riusciva a smettere di pensare che Basara l’avesse tradita.

E fu per questo che il crudele Contratto tra Padrone e Servo la colpì… sentendo che lei stava tradendo il suo padrone, una maledizione di una potenza senza precedenti piombò su Mio.
Incapace di resistere ancora…

«Ah…».

Nel momento in cui stava per svenire, Mio cadde a terra. Eppure…

«…».

Qualcuno aveva afferrato gentilmente Mio.

…ch-chi…?

Sentendo un calore diverso da quello di Basara, mentre stava per svenire, Mio Naruse vide la persona che l’aveva sorretta.
Eppure, trovandosi in uno stato che le impediva di pensare con lucidità, borbottò il suo nome.

«…Ma…ria…».

«…sì, Mio-sama… …va tutto bene ora» disse Maria con una calma voce.

Mio si sentì sollevata e svenne…

Improvvisamente sentì una voce, proprio all’ultimo.

Una voce diversa da quella di Maria, una voce femminile fredda come il ghiaccio.

«Sogni d’oro, Mio Naruse. Il tuo dolore Zolgear-sama lo curerà».

Senza avere il tempo di capire il significato di quelle parole, la mente di Mio Naruse venne inghiottita dall’oscurità.

Basara Toujou raggiunse quel luogo proprio all’ultimo. Mio aveva appena perso conoscenza.

Aveva lasciato lo spogliatoio maschile alla ricerca di Mio, e non aveva esitato ad usare la localizzazione permessa dal Contratto tra Padrone e Servo, che lo aveva condotto fin lì. Raggiunto il posto, Basara Toujou urlò.

«Mio, Maria!!».

Mio era stretta tra le braccia di Maria. In piedi di fronte a lei c’era una bellissima donna… un Demone. Maria aveva lo scopo di proteggere Mio, e non era impossibile che la bellissima Demone vicino a lei facesse parte della fazione moderata. Ma come aveva fatto Maria ad essere venuta lì proprio in quel momento, quando poi avrebbe dovuto stare a protezione della casa? E come aveva fatto a chiamare supporto… e con quali tempistiche poi?

…forse sono domande che dovrei lasciar perdere.

Ma la situazione non gli permetteva di sorvolare su certe cose.
E perciò…

«…Basara-san».

Maria si mostrò addolorata. Mentre Basara si rendeva sempre più conto di cosa stava accadendo, lo spazio intorno a Maria iniziò a cambiare. Lo spazio intorno a lei iniziò a ondeggiare.

…come se ve lo potessi permettere!

Volevano scappare da lì, fuggire in un luogo distante.

Accelerando con forza, Basara Toujou si portò alla massima velocità.

Divenne improvviso come una raffica di vento, portandosi subito nelle loro vicinanze.

«Aaaaahhhh!».

Nel momento in cui materializzò Brynhildr, provò a colpire la donna demoniaca… colei che sarebbe dovuta essere il nemico.

La lama si mosse contro la figura, trapassando il nulla. Aria. Si erano teletrasportati un attimo prima.

«Maledizione… non può accadere!».

Basara, rigido in volto, provò subito a localizzare la posizione di Mio.

Però…

«…impossibile…?!».

Per quanto si concentrasse, non riusciva a localizzare la posizione di Mio. Aveva fatto un contratto anche con Yuki, e infatti riusciva a localizzarla… ma Mio no. Non riusciva a localizzare il luogo dove fosse stata portata dai suoi rapitori tramite quella nebbia.

Eppure…

«Non è finita…!» si disse fra sé Basara, digrignando i denti per la frustrazione.

Anche se si trovava in una situazione del genere, lui non si sarebbe
arreso. Basara si concentrò.

Giusto. È ancora troppo presto per arrendersi.

Avrebbe protetto Mio Naruse fino alla fine. Pensò solo a quello, giurò a sè stesso.

Non importava quanto fosse disperata la situazione, la resa non era un’opzione.

PARTE 5

Mio Naruse ricordava perfettamente il giorno in cui i suoi genitori
vennero uccisi.

E di quegli istanti, quelli più tragici e terribili, Mio era lì a vedere il crudele atto di violenza che si stava svolgendo proprio davanti ai suoi occhi.

Accadde dopo cena.

Mio, si stava rilassando nel soggiorno con la sua famiglia.
Improvvisamente, un Demone comparve dal nulla.
A quel tempo lei non poteva nemmeno immaginare dell’esistenza dei Demoni. Rimase a guardare, incredula, non capendo cosa stava accadendo.
Ma per i suoi genitori la questione era differente.
Capendo subito che il Demone voleva Mio, iniziarono subito a combattere.
Il padre dolce di Mio fu il primo a morire.
Materializzò due spade gemelle e andò all’assalto. Una lama dalla oscura brillantezza risplendette. Le mani del padre di Mio volarono in alto, seguite dal getto di sangue, che dipinse la stanza di rosso e ricolma di urla.
Sua madre stava tremando e le urlò di scappare, ma Mio era paralizzata. La tragedia che era comparsa davanti ai suoi occhi aveva svuotato la sua mente, incapace di rendersi conto della situazione.
Per prendere tempo, suo padre, privo di entrambe le mani, andò contro al Demone con una mossa disperata. L’essere, l’uomo, il
Demone… lo afferrò per la faccia e lo fece esplodere. Il suo sangue e i suoi organi interni si sparsero per il soggiorno.

La differenza tra loro non lasciava speranza.

Tuttavia, sua madre non si arrese. Invece di tentare di affrontare il nemico, decise di
proteggere Mio.
Rilasciò fiamme ad altissima temperatura, tanto incandescenti che nemmeno la Mio di ora sarebbe capace di eguagliare, e le diresse verso il Demone. Eppure, il potere del nemico fu schiacciante.
L’incantesimo che aveva lanciato, quella prigione di fiamme, fu facilmente respinto. In risposta, fiamme nere vennero lanciate.

Accadde tutto in un istante. Il corpo di sua madre venne avvolto dalle fiamme dell’inferno, e lei morì tra quelle fiamme.
Lentamente, l’uomo, il Demone che aveva ucciso suo padre e sua madre, si avvicinò a lei. Mio da quel punto in poi non riusciva a ricordare nulla. Perse conoscenza a causa della paura.
Si risvegliò in una fabbrica abbandonata. Con lei c’era Maria, che già
conosceva: le era stata presentata come una sua parente. Si mostrò a lei con la sua forma da succube e le illustrò la situazione, dicendole anche svariate cose.
E fu così che iniziò la battaglia di Mio Naruse.

Erano passati sei mesi da allora, ma quel sogno glielo aveva fatto rivivere, quasi fosse stato ieri.
Ma a Mio andava bene anche così. L’aveva resa ciò che era ora. Era necessario. Non avrebbe mai dovuto dimenticare quel giorno.
Doveva conservare quell’odio bruciante per la sua vendetta.
Dopo la morte dei suoi genitori, era stata quasi ingannata dall’avvocato che stava gestendo l’eredità lasciata dai suoi genitori.
Aveva fatto sì che venisse attaccata di notte da degli uomini durante la notte mentre vagava per strada. I suoi incubi l’avevano portata a quella situazione. Eppure… dopo aver incontrato Basara e Jin, e
aveva iniziato a vivere insieme a loro, il numero delle notti che aveva passato tra quegli incubi era diminuito.
Mio Naruse sapeva anche il perché.
A lei, che aveva perso tutto tranne l’idea di vendetta, aveva ottenuto un nuovo luogo a cui appartenere… e una nuova famiglia.

…ma…

Mio Naruse non poteva dimenticare. Le urla di suo padre mentre le sue mani venivano tagliate, dipingendo il bianco soggiorno di un rosso spettrale. L’odore di sua madre bruciata viva.

Il volto del Demone che aveva portato la tragedia, che l’aveva privata di tutto, il colpevole di tutto. Non lo avrebbe mai perdonato.
Avrebbe vendicato i suoi genitori con tutti i mezzi.
È la mia ragione di vita e non esiterò un secondo a mettermi in prima linea per portare a termine il mio obiettivo. Vendicare i suoi genitori era la sua unica ragione di vita… rischiava la vita per quello.

«Nn…».

Mio Naruse lentamente si risvegliò. Davanti ai suoi occhi vi era un luogo che non aveva mai visto. Era stato costruito con della pietra scura e ricordava una sala del trono.

«…dove sono?».

Perché si trovava in un posto simile? Mio in quel momento non riusciva a capire. La differenza tra ciò che vi era davanti ai suoi occhi e cosa la sua mente credeva le fece comprendere che doveva aver perso conoscenza. Cercò di ricordarsi cosa fosse successo, e le rivennero in mente Sakaki e Basara nello spogliatoio. Tremante e in preda allo shock, era corsa via.

«Eh? Cosa?».

Finalmente si rese conto in che stato si trovasse. A braccia tese e aperte, era incatenata al muro, quasi crocifissa. Le catene erano molto corte e questo le impediva di muoversi.

«…hai ripreso conoscenza».

Una voce si rivolse a lei. Non aveva per nulla sentito la sua presenza, e ciò la fece irrigidire. Guardando là da dove la voce era venuta, vide una bellissima donna demoniaca ferma sul posto. Si guardano negli occhi. La donna aveva degli occhi tanto belli che sembravano risucchiare tutto ciò che avesse intorno, anche se avevano lo stesso colore del ghiaccio.

«…questa donna, è forte…».

Era bastata la sua sola presenza a convincerla.

Era allo stesso livello della maschera bianca e di Takashi Hayase…
no, anche più forte. Mio capì subito in che razza di situazione si trovasse. In fondo era imprigionata in uno strano posto, insieme ad una donna demoniaca che non aveva mai visto prima. Erano indizi sufficienti.
Ci volle poco tempo a Mio per ricordarsi completamente cosa era successo. Sotto shock a causa di ciò che aveva visto nello spogliatoio, era fuggita via impulsivamente. Si era allontanata dal territorio scolastico.

«…sono caduta nel parco… e tu mi hai catturato, giusto?».

Mio fissò la donna demoniaca con occhi freddi.

«Capisci in fretta. Non sei in uno stato confusionale e anche il tuo coraggio è sorprendente».

«Grazie per il complimento… Ho deciso di combattere contro persone come te, avevo preventivato la possibilità di venire catturata».

Mio la snobbò con un «Uhm», come se avesse indovinato chi fosse colei davanti ai suoi occhi.

«Tu… tu vuoi il potere del precedente Signore dei Demoni che si trova dentro di me. Sei una sottoposta del corrente Signore dei Demoni, giusto?».

«No, è diverso».

Dalle profondità dello spazio ampio provenne una voce. Nel momento in cui la sentì:

«…uh?!».

Mio Naruse involontariamente deglutì. Il suo battito cardiaco, prima calmo, iniziò ad accelerare all’impazzata.

«…questa voce… ora… non può essere…».

Il suono di passi sul pavimento di pietra si sentì dalle profondità della stanza. Mio non riusciva a credere ai suoi occhi.

«La qui presente Zest ha giurato fedeltà solo a me. E anche se io servo sua maestà Leohart… non voglio che il potere di Wilbert arrivi a lui».
Dalle profondità dell’oscura sala, un Demone sorridente apparve.

«…».

Dopo aver visto il suo volto, il sangue iniziò a ribollirle in tutto il corpo. La pressione che quel Demone le stava dando era superiore a quella della donna, Zest. Era una potere che solo i Demoni di alto rango potevano avere.
Se fosse stata in sé, Mio avrebbe tremato dalla paura.
Ma Mio in quel momento non era per nulla terrorizzata.

È così. Non c’è dubbio. Non importa cosa, non posso sbagliarmi.

Il volto di colui che le aveva portato via i genitori, che l’aveva privata di ogni gioia, che l’aveva estirpata dalla sua vita pacifica… il volto del suo più grande nemico.

«Zol… gear… …ZOLGEEEEAAAAAAAAR!».

Mio, quando le sue emozioni esplosero in un istante, urlò il nome del suo nemico, il nome che suo padre pronunciò nei suoi ultimi momenti.
In quel momento un tintinnio metallico riecheggiò nelle vicinanze.
Le catene impedirono a Mio di gettarsi contro Zolgear, ma lei continuò a spingere al punto che le catene sembrarono sul punto di rompersi. Guardandola felicemente in quello stato, Zolgear si avvicinò a Mio.

«Oh… quando perdi la ragione per la rabbia rimani comunque bella, anche se in modo diverso. Dopotutto sembra che vali il rischio che mi porti».

«Non ti perdonerò mai, anche se dovessi ucciderti cento volte!
Come… come hai osato uccidere i miei genitori!».

Spinta dal puro odio, Mio si sfogò.

«Essere desiderato così ardentemente da una donna come te… è una bella sensazione».

Zolgear, senza starci a pensare, fece una risata di scherno.

«Che delusione… se avessi saputo che ci saremmo rivisti in questo modo, avrei ucciso quella spazzatura in modo più brutale».

«…non hai nemmeno rispetto per chi hai ucciso… tu… spregevole!».

Sentendo l’insulto rivolto ai propri genitori, Mio urlò per la rabbia insulti contro Zolgear.

«Hmph… dovrai imparare un linguaggio consono al tuo aspetto prima o poi». In quell’attimo gli occhi di Zolgear si posarono sul volto devastato dalla rabbia di Mio. Bastò quello.

“Ah…?”.

Il corpo di Mio si irrigidì tutto d’un tratto, e lei si ritrovò a corto di parole.

…questa… la mia voce. Impossibile, il mio respiro…?!

La forte pressione che Zolgear aveva sprigionato privò Mio della voce, mentre la sua respirazione la rendeva inabile di fare ciò che voleva.

«Questo dovrebbe bastare… Ora, vogliamo iniziare subito la tua educazione?».

Zolgear si avvicinò a lei dicendo tali parole ricolme di soddisfazione.
Il volto di Mio sbiancò. Con uno sguardo che sembra voler leccare le curve di Mio, fece un sorriso indecente.

…questo bastardo…?!

Davanti agli occhi di Zolgear, Mio, capendo le sue intenzioni, si congelò.

«Non ti devi preoccupare di nulla. Instillerò una nuova passione dentro di te e ridipingerò il tuo odio con un dolce piacere. A quel punto saprai chi è Padrone a cui dedicherai tutta te stessa».

Zolgear avvicinò la mano con un sorriso.
Le toccò il formoso seno, posandosi sull’uniforme di Mio.

In quel momento:
«…la prego aspetti, vostra Eccellenza».

Proprio in quel momento la voce di Zest fece fermare Zolgear.

«La ragazza è vincolata da un Contratto tra Padrone e Servo con Basara Toujou. Il loro legame è già stato rafforzato al punto che anche il loro potere in battaglia ne ha tratto giovamento. Se vostra Eccellenza la umiliasse in tali condizioni, avendo voi ucciso anche i suoi genitori adottivi… anche se si tratta del potere afrodisiaco della succube, non sarebbe strano se la maledizione, attivandosi, raggiungesse immediatamente un livello mortale».

«Che stai dicendo, Zest? Con la mia barriera magica che copre l’intero palazzo, neanche il contratto può localizzarci. E poi… questa ragazza è stata sfrontata nei miei confronti, non dovrebbe soffrire le pene della maledizione? In fondo, siamo già al livello in cui se venissi scoperto, verrei considerato un ostacolo per il Signore dei Demoni».

«Non sarebbe un problema se fosse solo la maledizione del contratto.
Il punto è il potere del precedente Signore dei Demoni che giace dentro di lei» disse Zest freddamente.

«Anche se succedesse una sola volta… se la stimoliamo in modo sbagliato, la maledizione del Contratto tra Padrone e Servo e il potere impazzito di Wilbert potrebbero sincronizzarsi. In tal caso persino la barriera magica di vostra Eccellenza non sarebbe capace di sopprimere il tutto. Nel caso peggiore perderemmo sia il potere di Wilbert che Mio Naruse».

Le parole di Zest fecero capire a Mio la situazione. In una situazione simile lei era diventata un peso per Basara, ed era dunque strano che la maledizione del contratto non si fosse attivata di conseguenza.
Dietro c’era una barriera, ecco dunque il perché.

Nel sentire quel consiglio dalla sua subordinata, Zolgear divenne in qualche modo deluso.

«…capisco. Hai effettivamente ragione. Molto bene… prima di tutto dovremo estrarre il potere di Wilbert allora».

«Sono grata di sentire queste parole, vostra Eccellenza. Bene, allora…» iniziò a dire Zest.
Proprio in quel momento:
«…Zolgear-sama».

Improvvisamente un giovane voce venne fuori da un angolo della sala. Una voce familiare.

…Eh?

Per un momento Mio si dimenticò del senso di soffocamento, colpita da una sorpresa che le svuotò la mente. Dirigendo lo sguardo là da dove la voce aveva avuto origine vi era una giovane succube.
Non ci voleva credere.
Era Maria.
Lo shock pietrificò Mio. Silente, guardava Maria.

«…».

Il suo sguardo infantile era diventato freddo e disumano. Aveva chiamato Zolgear con il suffisso “-sama”. Mio capì. Quando era sul punto di perdere i sensi, al parco, le era parso di sentire la voce di Maria. A quanto pareva non se lo era immaginato.

…quindi… le cose stanno così…

Dopo aver realizzato la situazione, Mio si morse le labbra con forza per il rimpianto.
Fin dall’inizio era stata ingannata, dunque. Aveva avuto fiducia in quella piccola succube più di chiunque altro.
Ignorando Mio, la quale aveva abbassato il capo, Maria si avvicinò a Zolgear.

«…cosa ti porta qui? Non ti avevo ordinato di rimanere in attesa fino a nuovo ordine?» le chiese irritato Zolgear.

«Sì, ma abbiamo ricevuto un’urgente comunicazione magica per voi dal Castello Reale. Sono venuta segnalarvelo» disse Maria con voce calma mostrando una sfera di cristallo.

«Il “Castello Reale” hai detto…?».

Zolgear ricevette la sfera di cristallo e aggrottò la fronte, capendo chi ci sarebbe stato dall’altra parte. Istantaneamente la sfera di cristallo brillò e in quel momento:
«…Zolgear, riesci a sentirmi?».

Improvvisamente la voce si sentì la voce di un uomo. Zolgear con un tono quasi cerimoniale:
«Sì, sua Maestà Leohart… posso sentirla».

Sentendo quel nome, Mio venne presa alla sprovvista e trattenne il respiro.

«…sua Maestà? Allora…».

Probabilmente… no, senza dubbio Zolgear stava parlando con il corrente Signore dei Demoni, colui che stava governando l’Inferno dopo la morte di suo padre Wilbert.

«Zolgear, dove sei ora? Non riesco a vederti da qui».

«Come sua Maestà saprà, in linea con la decisione presa dalla corte Imperiale, mi sono attualmente confinato nella mia residenza privata.
Sembra che le onde magiche intorno alla residenza siano entrate in uno stato di caos, rendendo parte della barriera instabile.
Probabilmente è questo che rende impossibile un collegamento video nella trasmissione magica…» disse Zolgear come se fosse una cosa da nulla.

«Lasciamo stare. C’è stato un rapporto urgente, cosa stai facendo ora?».

Il Signore dei Demoni arrivò al punto, dicendo con voce calma:
«Nel mondo umano, la figlia di Wilbert… sono stato informato che Naruse Mio sia scomparsa. Tu sei stato un suo vecchio osservatore, hai qualcosa da riferirci?».

Alla domanda di Leohart, Zolgear si ritrovò alla velocità in cui si diffondono le notizie. Tuttavia…

«Non credo. Da quando non sono più il suo sorvegliante, non ho avuto più a che fare con lei» disse Zolgear con un volto privo di regalità e ricolmo di obbedienza.

«Quindi non c’entri nulla con questa situazione?».

«Esattamente. Non ne ho preso parte, ergo ne sono all’oscuro».

La residenza era coperta da una barriera magica che in caso avrebbe bloccato parte della trasmissione.
Mio, privata della voce, non si vedeva dall’altra parte della trasmissione. Con cautela, Mio guardò Zest negli occhi, ma la fedele serva trasformò le proprie unghie della mano sinistra in artigli affilati, puntati al collo di Mio.
Nessun gemito di Mio riuscì a raggiungere un livello udibile. Ciò permise a Zolgear di gestire la situazione senza problemi, fingendo di non saperne nulla. Poco dopo…

«…è così? Ho capito. Sulla questione, lascio che sia Lars ad occuparsene» disse Leohart con un tono basso.

Zolgear, dando mostra di un largo sorriso:
«Allora, sua Maestà ha per caso altre questioni da pormi?».

«No. Voglio solo chiederti un paio di cose… vieni subito al Castello Reale».

Non aspettandosi quelle parole, Zolgear mostrò un volto dubbioso.

«…così all’improvviso. C’è qualche problema?».

«Nella regione occidentale sono state trovate delle rovine risalenti all’era del Diavolo e all’antica guerra Demoniaca. Esiste la possibilità di ritrovarsi di fronte alle anime dei caduti e a elementi che potremmo riutilizzare. Ti ordino di accompagnare l’ispezione».

«Capisco. Si tratterebbe, se fosse vero, di una grande scoperta, ma…
perché me?» rispose umilmente.

«Mi è stato detto che tu, uno dei più antichi, sia un grande conoscitore della magia antica, e dunque il più adeguato per un simile compito».

«…questo… questo è sicuramente vero».

«Che succede? Qualche problema, Zolgear?».

Alla domanda di Leohart, Zolgear perse il filo dei suoi pensieri per un momento. Aveva finalmente catturato Mio e voleva estrarre il potere di Wilbert il prima possibile.

…però.

Se avesse rifiutato di accompagnarli, strani dubbi sarebbero sorti su di lui. Probabilmente non sarebbero riusciti a localizzare la sua dimora facilmente, anche con i mezzi di Leohart e la corte. Però…
Sarebbe stato meglio rimandare l’estrazione del potere di Wilbert e lo stupro di Mio, violenza che l’avrebbe incisa nel profondo della sua anima.

«…nessun problema, sua Maestà. Ovviamente. Andrò subito».

Malvolentieri, Zolgear accettò la cosa e la trasmissione magica si chiuse.

«È finita, vostra Eccellenza?» domandò Zest ritraendo gli artigli indirizzati verso il collo di Mio.

«Anche se giovane, si tratta comunque di un Signore dei Demoni. Anche se non vorrei, non posso non andare».

Zolgear, risentito, sputò a terra. Da quello che aveva detto Leohart, qualcuno l’aveva raccomandato.

…era forse Lars? Ma se fosse stato lui, avrebbe dovuto provare che Mio Naruse fosse stata rapita. Beh, anche andrà comunque bene.

Zolgear sorrise.

Sono stato chiamato per definire il valore delle scoperte fatte.
Dunque, fatto ciò, tornerò subito indietro.

Zolgear si voltò verso Mio, legata al muro.
Le sue furono parole quasi di ripicca:
«Aspetta ancora un po’… quando avrò finito, mi prenderò ciò che desidero».

PARTE 6

Dopo aver lasciato la scena dove Mio era stata rapita.

Basara aveva raggiunto Yuki, che gli aveva detto che la persona che aveva manipolato Aikawa e Sakaki era ancora sconosciuta. Poiché il Contratto tra Padrone e Servo non riusciva a tracciare il luogo dove stava Mio, non avevano tracce da seguire.
Ma… anche se sembrava che sia Basara e Yuki non potessero più far nulla, non era ancora impossibile salvare Mio.

Basara tentò dunque di contattare un ragazzo… Yahiro Takigawa, il quale quel giorno era assente. Visto che alla fine si era scoperto che Maria era collegata al nemico, tutte le condizioni si erano rovesciate.

Dal momento che lui stava cooperando segretamente con Takigawa, sembrava quasi che il nemico avesse agito presumendo certe cose.
Eppure, Takigawa si era nascosto tre giorni prima e si era incontrato con Maria. E guarda caso proprio quel giorno non si era presentato a scuola. Potrebbero sembrare cose di poco conto, ma non lo erano.
Con ciò alla base, probabilmente Takigawa avrebbe cercato di non farsi trovare. Invece, al di là di ogni aspettativa, rispose al telefono.

E ora… Basara aveva detto a Yuki di aspettare a casa e si era diretto da solo lungo il boschetto situato all’interno al parco metropolitano.
Si era accordato con Takigawa di incontrarsi lì. L’aveva scelto Basara quel posto.

«Santo cielo… tra tutti i luoghi, perché questo? Mi fa ricordare cose spiacevoli».

Davanti agli occhi di Basara vi era Takigawa.

«E poi…? Chiedermi di incontrarti in un luogo simile, Basacchi, che diavolo vuoi ora?».

«Non fare finta di non saperne nulla. Sei l’osservatore di Mio, non puoi non conoscere l’attuale situazione».

Al tono irritato di Basara, Takigawa alzò le spalle.

«La conosco. Anche se ci sono cose che vorresti sapere, temo che ormai sia troppo tardi per quello».

«Che intendi?».

«È come ho detto. Quando mi sono incontrato con Maria… dovresti averci visto».

«Tu… quindi ti eri reso conto che vi avevo notato…».

«Ah. Capisco. Anche se sei una persona abituata al pericolo, io ti metto in allarme, non è vero? Ero convinto che mi avresti posto delle domande sulla questione, ma non l’hai fatto. Il tuo desiderio di non sospettare di Maria… la scusa di un ragazzo inghiottito dalla propria fiducia, ecco cos’è».

«Quindi, Maria… alla fine…».

«Esatto. Ha seguito gli ordini di Zolgear per tutto il tempo».

Basara era ancora rimasto aggrappato alla speranza. In quel momento Takigawa gli diede una crudele notizia.

Mordendosi le labbra e stringendo il suo pugno destro per il dolore, Basara domandò:
«…dimmi, Takigawa… Maria è stata veramente mandata dalla fazione moderata per proteggere Mio? Cosa diavolo è vero? Quali sono invece le menzogne?».

«Sì, la succube è stata mandata veramente come guardia del corpo di Mio Naruse. Ma… è anche il fatto che stesse seguendo gli ordini di Zolgear non è una bugia (tl: Vedete che casini succedono quando la gente per colpa della crisi deve fare un doppio
lavoro?). Tra l’altro, ho incontrato Maria proprio per capire la situazione. Non sono venuto a scuola proprio perché stavo correndo da una parte all’altra. Alla fine ho scoperto che Zolgear aveva iniziato a muoversi, abbastanza sicuro di poterci riuscire».

«Stai dicendo… che tu e Maria vi conoscevate già da prima?».

«In un certo senso. Ma lei non sa che sto dalla parte della fazione moderata».

Poi aggiunse:
«Per Zolgear e il suo bracco destro, sono solo un osservatore mandato dal corrente Signore dei Demoni. Da un lato, Zolgear ha lasciato che Maria divenisse una sua sottoposta per assicurarsi che Mio Naruse cadesse subito nelle sue mani in caso di emergenza, dall’altra anche le alte sfere della fazione del corrente Signore dei Demoni avevano acconsentito a questa cosa. Anche se non potevano sfiorarla nemmeno con un dito, rimaneva una strategia efficace in caso di emergenza. Poi è ovvio, era tutta roba che già sapevo.
Tuttavia l’ho presa sottobanco e le ho detto che apprezzavo i suoi sforzi».

«…e come ha risposto Maria?».

«Non l’ha fatto. Ha ringraziato e basta. Il punto sta nelle azioni sconsiderate di Zolgear. Non ci si può fidare di nessuna delle sue parole».

È davvero così?

«Solo perché hai vissuto per lungo tempo con una persona non significa che tu la conosca, Basacchi».

Alle parole di Takigawa, Basara non seppe cosa rispondere.

«Tra l’altro Basacchi, hai mai pensato a quali fossero i desideri di Maria?».

«Ch-Che c’entra ora questa cosa?».

Quella domanda improvvisa lo aveva lasciato confuso.

«Come pensavo, ancora non lo sai… Beh, era probabile».

Takigawa sospirò, quindi disse a Basara:
«Una persona può lasciarsi alle spalle il proprio modo di vivere e la propria casa, se spinta da una forte emozione. L’assistere all’omicidio dei propri genitori adottivi ha portato Naruse a continuare a lottare in cerca di vendetta. Nonaka ha scelto di seguirti, Basacchi, al posto di seguire la missione datagli dalla Tribù degli Eroi. E tu, vedendo che Naruse non sarebbe mai stata in grado di difendersi contro la Tribù degli Eroi, hai deciso di difenderla allo stesso modo. Non potremmo definire tutto ciò come qualcosa di eccezionale?».

Però…

«Ma non sarebbe successo lo stesso nel caso il punto focale fosse stata Maria. Le circostanze di Naruse, la tua antica amicizia con Nonaka, sono tutte cose comprensibili. Eppure, per Maria non lo è stato. Non le hai chiesto nulla».

«Questo…».

Le accuse di Takigawa lasciarono Basara senza parole.

Lui non aveva idea di quali fossero i desideri di Maria. Non ci aveva mai pensato, perché…

«Ma Maria è… Mio e Yuki si trovavano in pericolo, è diverso. Lei ha sempre avuto quel sorriso in volto. Anche quando faceva degli scherzi o qualcosa di ridicolo, c’era sempre della tranquillità in lei.
Quindi…».

«Ehi, ehi, Basacchi… suvvia».

Quasi come le sue parole l’avessero disgustato, Takigawa:
«È la protettrice di Naruse. I suoi sentimenti, i suoi desideri… tutto questo è secondario davanti al dare tutta se stessa per Naruse. E i suoi veri sentimenti non sono qualcosa di indifferente, altrimenti non ci sarebbe stato motivo per tenerli nascosti. Persino un sorriso potrebbe rivelarsi una maschera perfetta».

«Ah».

Alle parole di Takigawa, Basara non poté far altro che chinare il capo. Ciò risollevò Takigawa:
«Non è davvero un qualcosa per cui biasimarti. Maria non voleva che la verità venisse a galla. Anche se non sei stato capace di notarlo, Basacchi, non devi fartene una colpa».

Ma…

«Probabilmente se avessi pensato a Maria anche un po’, saresti riuscito a capire i suoi veri sentimenti, quelli che ha portato da sola sulle sue spalle… prima di tutto questo».

«…da quando… maledizione… da quando Maria sta…».

Cos’ha da guadagnarci da una situazione simile Maria?

«Basacchi, sei stato ingannato fin dall’inizio. Ti ricordi la prima volta che vi siete incontrati a quel ristorante per famiglie, già da allora lei stava seguendo gli ordini di Zolgear».

«No… non voglio sapere da quanto tempo lei mi stava ingannando, non ha importanza. Voglio sapere da quanto Maria sta servendo Zolgear».

Alla verità detta senza esitazione da Takigawa, Basara scosse la testa aggiungendo:
«Prima Zolgear provò a catturare Mio con le proprie mani. Uccise i suoi genitori adottivi… ma poi commise l’errore di farsela scappare con Maria? Ma allora… Zolgear è un Demone di alto rango, avrebbe potuto ucciderla facilmente, non sarebbe stato difficile per lui.
L’avrebbe avuta subito nelle sue mani… ma non l’ha fatto…».

«Non era necessario per lui. Dopotutto, Maria stava con Zolgear già da prima di tutto ciò».

«No, è impossibile. Ah… capisco. In primo luogo, Zolgear non è il solo a desiderare il potere che dimora dentro Mio. Anche il Signore dei Demoni desidera il suo potere. Se Zolgear avesse preso Mio con la forza, avrebbe avuto il suo fiato sul collo. Dopo ciò che era successo, tu hai preso il suo posto per sorvegliare Mio e lui si tenuto in disparte per non creare sospetti, pronto però ad agire».

Basara iniziò a parlare rapidamente, mettendo insieme le proprie deduzioni come un detective.

Saprò ciò che desideri… scoprirò ciò che tormenta il tuo cuore, Maria.

«Giusto…» continuò Basara «Non pensavo che non fosse bravo a vedere i rischi. Se Maria fosse stata una subordinata di Zolgear fin dall’inizio, lei avrebbe smesso di esserlo il giorno in cui i genitori adottivi di Mio erano morti. Morti i genitori, perché non puntare alla seguace… Zolgear, a prescindere dalla punizione ricevuta per ciò che aveva fatto, avrebbe avuto sempre un occhio su di lei ».

«…capisco».

Sentendo le congetture di Basara, Takigawa fece un sorriso interessato.

«Sai, anche quella volta che riuscisti a capire la mia vera natura… hai davvero una grande capacità di ragionamento».

Quelle parole fecero capire a Basara di non star sbagliando.

«Forse… No, di certo Zolgear sta facendo qualcosa alle nostre spalle.
Far fuori i genitori adottivi di Mio, e la stessa Maria, per non essere scoperto da nessuno, in modo da ottenere Mio. Ancora, non è stato capace di mettere le mani su Mio, quindi probabilmente è successo qualcosa di inaspettato. E quando la faccenda della morte dei genitori di Mio è venuta alla luce, venne rimosso dalla sua carica di osservatore di Mio».

Pertanto…

«Presumibilmente, se Zolgear ha avuto poi il supporto di Maria, la causa dovrebbe essere…».

Alla fine Basara Toujou capì la verità dietro a quella domanda.

Non c’erano dubbi… aveva capito cosa avesse scatenato la tragedia di Maria Naruse.

«Takigawa…».

Lo disse.

«Un ostaggio… cosa accadrebbe se Zolgear stesse ricattando Maria?».

Takigawa sorrise, aprendo leggermente entrambe le braccia.

«Una risposta intelligente. Naruse fu capace di fuggire con Maria e Zolgear venne deposto dalla carica di osservatore di Naruse, costretto a ritornare nel Regno dei Demoni immediatamente. A quel punto colpì la famiglia di Maria. Probabilmente è stata presa in ostaggio una sua parente, forse una sorellina… E questo la costrinse a seguire gli ordini di Zolgear. Le furono ordinate diverse cose al fine di mettere le mani su Naruse… a proposito, non hai notato nulla di strano nel comportamento recente di Maria, Basacchi?».

«Intendi… il problema riguardante Contratto tra Padrone e Servo tra me e Mio… il fatto che sia stato invertito?» rispose Basara, preso alla sprovvista dalla domanda.

Takigawa annuì.

«È stato Zolgear a dirle di farlo. Hai parlato con lei? La caratteristica afrodisiaca della succube è stata aggiunta appositamente alla maledizione del Contratto tra Padrone e Servo. Il piacere scaturito dal dare la propria verginità a qualcun altro diverso dal padrone sarebbe capace di rompere completamente chiunque, per sempre. È il più grande tradimento. Se intende violare Naruse, la quale ha giurato fedeltà a te, l’intensità della maledizione sarebbe immensa. Con ogni probabilità, Naruse si trova sul punto di cadere nell’abisso di un piacere senza fine… forse proprio in questo momento».

Basara si irrigidì e per un attimo trattenne il fiato. Si immaginò il peggiore scenario possibile. Zolgear che violava con la forza Mio, la quale cercava di resistergli… lei che non riusciva più a reggere la maledizione, finché sottomessa al piacere gradualmente non si ritrovava in altra condizione che soddisfare le richieste di Zolgear.

Però…

«Beh, visto che Zolgear vuole il potere di Wilbert che giace dentro Naruse, è improbabile che la violenti subito» disse Takigawa quasi per consolarlo. Basara lo guardò con un’espressione amara.

Takigawa poteva pur aver detto il vero, ma la situazione rimaneva comunque critica.

I sentimenti che aveva covato fino a quel momento, Basara Toujou li liberò.

«Perché non mi hai detto niente…? Anche riguardo Maria. Tu! Questa situazione si sarebbe potuta risolvere prima che diventasse così!» disse mostrando la sua rabbia verso Takigawa.

«Ehi, ehi Basacchi, non essere irragionevole. Stanno controllando Maria grazie ad un ostaggio. E poi, neanche io ero riuscito a capire la situazione, l’ho capita quando prima me l’hai detto. E considerando la tua personalità… sapendo della situazione di Maria, avresti agito frettolosamente. E questo avrebbe richiamato attenzione, e il Signore dei Demoni sarebbe venuto a sapere di una fuga di informazioni. Nel giro di un attimo la mia posizione sarebbe finita»

«In tal caso, quando hanno capito che stavano controllando Maria grazie ad un ostaggio, perché la fazione moderata non ha fatto nulla, anche solo prendendo misure e mandando aiuti?».

Takigawa allora disse all’orecchio del dubbioso Basara.

«La risposta è semplice… la fazione moderata aveva ordinato di lasciare le cose come stavano».

«Ch… ma che cazz… perché?!» domandò un perplesso Basara, non riuscendo a credere a quello che gli aveva detto.

«Anche se i moderati hanno perso potere, vengono considerati una delle maggiori forze nel Regno dei Demoni. Come è ovvio, all’interno della fazione ci sono pareri contrastanti».

«Quindi stai dicendo che ci sono persone a cui non piace Mio?».

«No… nessuno odia Naruse. Dopotutto è la figlia del precedente Signore dei Demoni Wilbert. Tuttavia, vi è una fastidiosa persona che trova sgradevole Naruse».

«…una persona fastidiosa?».

«Il capo dell’attuale fazione Moderata. Il fratello maggiore del defunto Wilbert, Ramusas. È incredibilmente testardo… e non so se il fatto che suo fratello minore sia salito al trono al suo posto l’abbia fatto sentire umiliato, ma a quanto pare non gli piace Naruse. E se altri vorrebbero trattare Mio con maggior riguardo, lui non li prende nemmeno in considerazione. Non considera Naruse come la figlia del precedente Signore dei Demoni, ed è sempre stato lui ad ordinare che fosse data alla ragazza il minimo necessario come protezione».

«…un tipo del genere…».

La voce di Basara era così bassa e fredda da poter congelare ogni cosa.

«Sta cercando di sbarazzarsi di Mio? Lasciare che solo me e Maria come sua guardia del corpo, anche sapendo che un membro della famiglia di Maria è stato preso in ostaggio… vuole stare in silenzio senza far nulla?».

«Tra l’altro… hai per caso un piano? Sai, mi ero messo a cercare l’ostaggio sfruttando diversi mezzi. E poi, quando Maria è stata scelta per essere la protettrice di Mio, le è stata data una carta vincente».

«Una carta vincente…? Può risolvere la situazione da sola?».

«No, non è di quel tipo. Serve a proteggere Naruse fino all’ultimo».

E poi Takigawa continuò:
«Se la usasse, il potere di Maria aumenterebbe esponenzialmente… tu, Naruse e anche Nonaka… diventereste insieme più forti. Potreste riuscire ad affrontare insieme Zolgear. Di certo, se l’avesse usata nella recente battaglia contro i tuoi amici di infanzia, probabilmente sarebbe riuscita a batterli da sola. Beh, ha delle limitazioni e non è qualcosa che può usare indiscriminatamente senza pensare».

«Maria ha un tale potere…?».

«Ah. Beh, anche se non l’ho mai visto con i miei occhi, non credo che si tratti di una bugia… probabilmente. Dopotutto è qualcosa che ha già usato una volta, ed è riuscita a dimostrare di cosa fosse capace».

«Dimostrare… intendi…».

«Esatto. Ha usato quel potere per proteggere Mio da Zolgear. Non che Mio lo sapesse. Lo shock per aver visto i propri genitori venire violentemente uccisi le aveva fatto perdere conoscenza».

Dopo aver detto ciò, Takigawa disse:
«Tuttavia, non importa quanto forte sia la carta vincente, anche se evitassimo la situazione, non possiamo aspettarci che Maria agisca in nostro aiuto, a causa dell’ostaggio. È per questo che ora, cercando di non farti scoprire dal corrente Signore dei Demoni, dovrai andare a salvare Naruse. Vista la situazione, ho già scoperto la posizione del nascondiglio di Zolgear».

«Davvero?!».

Preso alla sprovvista, Basara chiese:
«Dimmi dov’è Takigawa! Non riesco nemmeno a trovarla con il potere del Contratto!».

«È la barriera magica creata da Zolgear ad impedirtelo. Quel tipo è uno specialista in Contratti tra Padrone e Servo. Se non lo fosse, non sarebbe un così grosso problema, non credi?».

Tuttavia…

«Ci sono delle complicazioni al momento, Basara. Non posso muovermi incautamente, ecco perché non posso dirtelo» disse Takigawa con un tono leggero mentre si grattava la guancia.

Basara Toujou esplose:
«Takigawa, è colpa tua! Sei stato troppo spensierato! Mio è stata catturata da Zolgear! E anche se riuscissimo a salvarla, lui continuerebbe ad avere un ostaggio e Maria! Anche tu stai qui per proteggere Mio, non capisco perché continui…».

Il suo tono era tagliente. Per la rabbia provò a prendere Takigawa per il colletto. Non ci riuscì. Spostandosi, Takigawa gli diede una ginocchiata.

«GUAH… guah…».

«Oh colpa mia, Basacchi… a dirti la verità, ho questa mia abitudine nel colpire con una ginocchiata tutti quei bastardi che provano a prendermi per il colletto. Stai bene? Ti fa male? O…».

Basara, respirando in maniera irregolare, materializzò Brynhildr e provò colpire Takigawa. Lui riuscì a schivare il colpo facendo un gran bel salto all’indietro.
Non che il colpo di Basara avesse intenzioni letali. Lo voleva colpire con il rovescio della spada, la parte non affilata. Ma questo non significava che venire colpito non gli avrebbe fatto male.

«Stavo trattenendo la mia forza… Anche se sono successe queste cose, lasciare che i subordinati di Zolgear rapiscano quella problematica ragazza, con chi credi di star collaborando?».

Riprendendo compostezza come nulla fosse successo, Takigawa disse con occhi seri:
«Ma voi non siete diversi. Ci sono cose che non posso fare, a prescindere dalle circostanze».

«Se è per questo, anche per me è così…!». Basara guardò Takigawa con un’espressione addolorata.

«Takigawa, cosa diavolo vuoi da noi? Non capisco perché tu abbia esposto Mio e Maria a questo pericolo. So che non ho alcun diritto di esigere che tu dia priorità a loro piuttosto che ai tuoi desideri, però
loro rimangono le mie sorelline. Visto che non vedo altri modi per aiutarle, se tu non vuoi parlare, giuro che ti farò inginocchiare a terra, e a quel punto mi dirai tutto!».

«Oh mio… ed io che mi chiedevo perché volessi vedermi con tanta fretta. Solo per risolvere tutto con la forza bruta. Basta, mi arrendo.
Possiamo anche chiudere tutta questa storia dell’alleanza. Se penso che avevamo iniziato a capirci meglio… che breve amicizia».

Il sorriso ironico di Takigawa divenne quindi spettrale.

«Tuttavia, voglio prima confermare una cosa… da come stai parlando, sei convinto di battermi su tutta la linea. In effetti… stai proprio pensando questo… ma non credere…l’ultima volta ti ho dato un vantaggio, lo sai, mio caro Basara Toujou».

Nel momento in cui pronunciò con ostilità il suo nome, un’aura oscura avvolse Takigawa.

«…!».

Nel lasso di tempo in cui Basara aveva sollevato Brynhildr, Takigawa era già scomparso dal suo campo visivo.

«…troppo lento».

Nel momento in cui sentì quella voce provenire dalle sue spalle, venne colpito.

«GUAAAAAA?!».

Era riuscito ad essere più veloce dei riflessi di un tipo Velocità, era riuscito a colpirlo alle spalle.

Non c’erano dubbi. Takigawa l’altro giorno aveva usato solo una parte del suo potere.

Ma non posso venire sconfitto. Non qui. Non adesso.

Colpito con violenza, Basara resistette all’impatto e rotolò tra i cespugli.

Era sul punto di schiantarsi contro un grande tronco, ma con un calcio si slanciò subito via. Tuttavia…

«…è questa la famosa velocità che voi tipi vi vantate tanto? Sai, io sono molto più forte di quei tuoi amichetti d’infanzia contro cui hai combattuto l’altro giorno».

Con un «Uh», Takigawa lanciò innumerevoli sfere oscure. Basara si mosse alla sua massima velocità. Muovendosi a zig-zag in modo irregolare e intercettando alcune sfere con la lama di Brynhildr, ridusse la distanza fra loro in un battito di ciglia.

«Takigawaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!».

Ruggendo e con Brynhildr in mano, Basara arrivò al punto in cui si trovava Takigawa e iniziò a colpire a raffica. I colpi furono più di una settantina.

Quegli attacchi consecutivi erano stati pensati per essere devastanti per tutto il corpo dell’avversario, cosa che non sarebbe stata possibile con un singolo colpo.

Takigawa, dietro alle miriadi di scintille che quella sequenza di colpi stavano sprigionando, sospirò:
«Sono gli stessi trucchetti dell’altra volta… mi sto annoiando».

Tutti i suoi colpi vennero respinti. Basara con voce stupita:
«Cos…?!».

Basara Toujou capì. Takigawa aveva respinto tutti i suoi colpi con una barriera. Avendo gestito i colpi di Basara con facilità, Takigawa si portò la mano destra alla fronte.

Un bagliore oscuro si focalizzò davanti agli occhi di Basara.

«Vuoi aiutare Naruse. Vuoi aiutare anche Maria. Vuoi ottenere informazioni senza uccidere nessuno. Poi cosa c’è? Vuoi anche sconfiggere Zolgear? Sei proprio un bell’avido… e ingenuo, non credi?» disse Takigawa con un sorriso ironico.

«Lasciando stare le tue abilità, credevo che avresti usato di più il cervello… che delusione».

Nel momento in cui lo disse, rilasciò un onda di oscurità che colpì Basara a bruciapelo. Un attimo dopo, si sentì il rumore dell’impatto contro il terreno.

PARTE 7

Dopo aver detto a Zest qualcosa che Mio non riuscì a sentire, Zolgear scomparve grazie alla magia del teletrasporto. In quel preciso istante l’effetto di restrizione mentale, che l’aveva privata della voce e della libertà di muoversi, scomparve.

«…aah, ahhh…!».

Riottenendo la facoltà di muoversi liberamente in un solo istante, Mio osservò Maria. Si era fidata di lei più di chiunque altro. Con uno sguardo ricolmo di ostilità, chiese alla giovane succube:

«Mi hai ingannata per tutto il tempo…?».

«Credi davvero che ti risponderò?» disse Maria con un tono di scherno. Mio si morse le labbra con rimpianto.

…non ancora…

Già, è troppo presto per rinunciare. Dopotutto ho un Contratto tra Padrone e Servo con Basara. Lui può localizzarmi. Probabilmente si sta già muovendo con Yuki.

Mio non sapeva quanto tempo fosse passato dal rapimento, ma non era nella condizione di poter pensare diversamente.

Zest era una nemica pericolosa. Anche se Zolgear non era presente, non vi erano molte possibilità di vittoria. Ma questo non significava rinunciare.

Per prima devo pensare alle catene…
Se Basara fosse venuto in suo aiuto, quelle due l’avrebbero potuta tenere come ostaggio ostaggio. Doveva riuscire a trovare un modo per liberarsi.

Mio iniziò a ragionarci su nella disperazione.

«Mi dispiace, ma Basara… non verrà».

Capendo cosa le passava per la testa, Maria le disse quelle parole.

«Cosa vorresti dire…?».

«Non hai sentito quello che ha detto Zolgear-sama? Questa è la sua segreta dimora. L’intera zona è protetta da una speciale barriera magica che non può essere rilevata da niente e da nessuno, compreso il Contratto tra Padrone e Servo».

In altre parole…

«Significa che come la maledizione, anche la possibilità di localizzare la posizione dell’altro è stata annullata».

«Cos…?».

Mio era sconvolta. Cercò di localizzare Basara nelle vicinando usando l’abilità del contratto…

«…impossibile… stai mentendo…».

Non percependo alcun segno che Basara fosse nelle vicinanze, la ragazza emise un gemito.

Davanti al nemico che aveva ucciso i suoi genitori, era stata fortunata nell’evitare di finire in un uno stato afrodisiaco. (!)

Tuttavia, se era vero che non era possibile localizzarla tramite il contratto, allora voleva dire che fuggire da quella critica situazione era diventato impossibile.

…aveva preparato tutto.

Nel momento in ci pensò, insicurezza e paura crebbero a dismisura dentro Mio, quasi a farla star male fisicamente. In quella condizione, dove non poteva muoversi liberamente, venne resa impotente e priva di qualsiasi speranza. La consapevolezza di essere caduta in mano al nemico raggiunse il suo culmine.

«…non c’è modo di fuggire da qui, Mio-sama» disse Maria, guardandola negli occhi.

«Eh…»

La vista di Mio iniziò a deformarsi. La sua esclamazione stupefatta arrivò troppo tardi.

In un istante, Mio Naruse perse conoscenza… e venne inghiottita dall’oscurità.

La ragazza era svenuta. Il corpo di Mio veniva sorretto dalle catene ai suoi polsi.

«Perché l’hai messa a dormire? Un comportamento tanto egoista potrebbe mettermi nei guai, Maria» disse Zest alla piccola succube, non risparmiando uno sguardo tagliente.

« Volevo farle qualche domanda» continuò lei.

Non aveva molto tempo da perdere, almeno fino al ritorno di Zolgear. Se Zest avesse ottenuto abbastanza informazioni da Mio, mentre ancora il Contratto tra Padrone e Servo era soppresso, forse avrebbe ottenuto il materiale necessario per controllare la sua mente.

«Per nessuna ragione. L’ho messa a dormire perché è irritante quando si mette a fare rumore» disse Maria con un’espressione vuota.

«Beh, in tal caso… se insisti, perché non la interroghi una volta sveglia? O magari Zolgear-sama in persona vorrebbe farlo, visto il profondo legame che sente con Mio-sama? Se continui a fare cose non richieste, c’è il rischio che tu ti possa bruciare. Rischieresti di rubare a qualcuno dei suoi passatempi e questo non sarebbe buono» disse Maria alzando le spalle.

«…non preoccuparti. Capisco i desideri di Sua Eccellenza meglio di chiunque altro».

Zest tornò ad essere silenziosa. Non c’è bisogno di dire che quel silenzio non fosse positivo. Guardò quindi alla Mio svenuta con superiorità.
La maledizione del Contratto tra Padrone e Servo veniva attivata dal senso di colpa verso il padrone. In tal senso, sia i forti sentimenti che provava verso Basara, il suo padrone, e l’odio per Zolgear, l’assassino dei suoi genitori adottivi, avrebbero intensificato al massimo il senso di tradimento nato dal non essere stata in grado di proteggere la propria castità, violata proprio da colui contro il quale covava un odio indicibile. La forza della maledizione sarebbe stata così tanto forte da ucciderla.

Molte figlie erano state violate da Zolgear in questo modo. Molte di loro erano morte.

Per tale ragione la situazione doveva essere gestita con attenzione e abilità. Ma aveva una scappatoia.

Se la ragazza avesse ritenuto di non fare nulla di male verso il proprio padrone, la maledizione non si sarebbe attivata.

…tuttavia…

L’origine del potere di Mio, il potere di Wilbert addormentato dentro di lei, la sua purezza… non si poteva escludere che la sua verginità potesse ricollegarsi al suddetto potere. Era questo che preoccupava lo stesso Zolgear. Se Zest pensava al fatto che il suo stesso corpo era stato creato dalla magia che Zolgear aveva inventato, e che le aveva donato un potere equivalente a un Demone di alto rango, aggirare tali limitazioni sarebbe stato comunque un grande passo.

Pertanto, fino a quando il potere di Wilbert non sarebbe stato estratto da Naruse, sarebbe stato preferibile evitare qualsiasi rischio. Se il suo potere avesse superato qualsiasi limite…

…tuttavia…

Era una cosa da poco. C’erano non pochi metodi per far cadere una vergine nell’abisso del piacere. Ma di certo, Zolgear avrebbe fatto quello che aveva in mente con le sue stesse mani.
Mentre Zest rifletteva su ciò…

«…?».

La barriera magica della residenza aveva rilevato un’improvvisa reazione magica al di fuori dell’edificio.

Uno schermo le permise di osservare l’esterno della residenza . Vi era un giovane uomo davanti al cancello. Era da solo. Anche se il suo aspetto era umano, era anche lui un Demone, come Zest. Si dell’attuale osservatore di Mio Naruse, Lars.

…perché è qui?

Zest non riusciva a capire la situazione. Si trovavano nella residenza privata di Zolgear, il suo nascondiglio segreto. Era un luogo sconosciuto persino per il Signore dei Demoni Leohart, figuriamoci la corte imperiale.

…quindi… come ha fatto Lars ad arri vare fin qui?

«Cosa vuoi fare? Lo ignoriamo?» chiese Maria.

«…no, c’è solo una soluzione» rispose Zest, continuando a fissare l’immagine di Lars sullo schermo.

La cosa migliore sarebbe non parlarci. Ma se lo facessi, rischieri che la posizione di questo luogo venga detta ad altri. Il problema più grande è l’attuale presenza di Mio qui. Se Leohart e le alte sfere lo venissero a sapere, la posizione di Zolgear verrebbe messa in crisi in un battito di ciglia. Quindi…

«Io vado… Maria, rimani in attesa e sorveglia Mio Naruse».

Zest uscì fuori dalla barriera e si mostrò di fronte a Lars.

«Finalmente ti sei fatta vedere…» disse Lars con un sogghigno, avvicinandosi alla residenza.

«Se mi avessi fatto aspettare ancor di più, avrei potuto segnalare la posizione di questo luogo alle alte sfere». Lars guardò verso il centro dell’edificio, mentre l’intera zona veniva ricoperta da un’oscura aura.

«Come ci si poteva aspettare dal Marchese Zolgear, che splendida idea… ha eretto una dimensione nel continuum spazio-temporale nel mondo umano, e vi ha fortificato un maniero al suo interno. Che audacia. Facendolo qui, e non nel Regno dei Demoni, si è nascosto sia alla Tribù degli Er oi che alle alte sfere. Che scusa ha usato per poterlo fare? Una ricerca topsecret?»

«Cosa ti porta qui, Lars?».

Avrebbe cercato di risolvere la questione il prima possibile. Lars rispose composto alla domanda:
«Sono venuto a prendere Mio Naruse… lei è qui, no?».

Un freddo sorriso era comparso sul volto di Lars.

…lo sapevo… lo sa.

Zest si rese conto di averlo giudicato malamente: sarebbe stato un tipo complicato da gestire.
Tuttavia… non poteva ammettere la presenza di Mio nella residenza.

«…di cosa stai parlando?».

«Ehi… non fare finta di non saperne nulla».

Con un’espressione neutra e quasi fingendo di non aver sentito, Lars sorrise, preso un po’ alla sprovvista.

«Sono l’osservatore ufficiale di Mio Naruse, nominato da sua maestà Leohart. Se le dovesse accadere qualcosa, sarebbe una mia responsabilità… comprendi?».

«Comprendo la tua posizione, ma lei non è qui… se vuoi cercare di rimediare al tuo mediocre lavoro, dovresti metterti a cercarla e non perdere tempo qui, no?».

«Ma infatti sono state le mie ricerche a portarmi qui. Beh, in fondo far finta di nulla in una situazione come questa è naturale per i colpevoli» disse Lars con un ghigno.

È inutile, c’è solo un modo.

«Il Marchese Zolgear è attualmente agli arresti domiciliari. Se sua Maestà e le alte sfere scoprissero che c’entra qualcosa con la scomparsa di Mio Naruse, la vostra situazione diventerebbe alquanto spiacevole».

«È forse un’accusa, Lars? Mio Naruse non si trova qui… come anche sua Eccellenza. È stato convocato da sua Maestà Leohart ed ora dovr ebbe trovarsi al Castello Reale. Dovresti evitare di fare casini… non parlando in giro della ragazza. Non è il tuo lavoro, alla fine?».

«Beh, non lo farei gratis… facciamo uno scambio. Questo ragazzo per la ragazza » disse Lars.

Al che, creò delle sfere oscure . Da quelle sfere comparve un ragazzo, il quale cadde a terra violentemente. Si trattava del giovane ragazzo verso il quale Zolgear aveva mostrato interesse insieme alla stessa Mio. L’ex-Eroe.

Lars disse quindi a Zest, che nel frattempo aveva acuito lo sguardo: «Mentre stavo sorvegliano Mio Naruse l’altro giorno, ho notato una cosa mentre questo qui stava combattendo contro degli Eroi. Ha un potere molto particolare. In un certo senso, è ancora più pericoloso del potere di Wilbert che giace dentro Mio Naruse. Probabilmente questo ragazzo con il suo potere ha aiutato diverse volte la stessa Naruse».

Quindi continuò:
«Altrimenti, dovrò segnalare che il Marchese Zolgear sta nascondendo qualcosa e ha intenzione di tradire sua Maestà Leohart e i suoi alleati. Con ciò… beh, è inutile dire che perdereste tutto quello che avete fatto finora. Tu e il Marchese Zolgear non volete finire in una simile situazione, non è vero?».

Zest, alla proposta di Lars, rimase a lungo in silenzio.

…Lars non ha tutti i torti. Devo cercare di evitare tutto ciò che ci potrebbe mettere in difficoltà.

La priorità era il potere di Wilbert che giaceva dentro Mio Naruse. In quanto serva, era suo dovere cercare di proteggere il padrone, anche a rischio di venire poi sgridata. Tutto per il suo bene. Quindi…

«…non c’è altro modo».

«Oh, ottimo. Mi sento sollevato» mormorò Lars con un sorriso soddisfatto.

In quel momento… in un battito di ciglia Zest perforò il corpo di Lars.

Zest era più forte di lui in termine di potere combattivo.

«Che…».

Stordito, colpito da un colpo ad alta velocità, Lars provò a dire qualcosa.

Ma Zest non gli diede la possibilità di proferire le sue ultime parole. Attraverso gli affilati artigli che erano comparsi al posto delle sue unghie, perforò il corpo di Lars con colpo mortale. A quel punto, ritrasse la mano destra.

«Per…ché…».

Colpito al petto, Lars gemette. Caduto in ginocchio, guardò Zest che aveva la mano destra grondante di sangue.

«Grazie in anticipo, Lars. Ma vedi, con la tua morte avremmo sia Basara Toujou che Mio Naruse. E non ci sarebbe il rischio che sua Maestà Leohart e le alte sfere lo venissero a sapere».

Al che, con un’espressione contorta in volto, Lars disse:
«Allora… uccidimi… e basta…».

In quel momento Zest lo uccise colpendolo con una magia dall’oscuro colore facendogli saltare la testa. Il corpo di Lars, decapitato, cadde all’indietro.

«Non preoccuparti. Quando sua maestà Leohart verrà a conoscenza della tua morte… sua Eccellenza Zolgear avrà già messo le mani sul potere di Wilbert e su quello di Basara Toujou. E a quel punto reclemerà il trono del Regno dei Demoni» disse Zest.

Evocò quindi delle fiamme sul corpo senza vita.

A quel punto si voltò, mentre il cadavere sanguinante di Lars veniva divorato completamente dalle fiamme.

Al che, creò un cerchio magico per comunicazioni urgenti.

«Perdonatemi per il disturbo, sua Eccellenza. C’è stato un piccolo problema che vorrei segnalare, anche se me ne sono già occupata… ho bisogno del suo giudizio, giusto per assicurarmi di aver risolto tutto al meglio».

(Checker: dall’epilogo andrà più veloce, dato chr lo tradurrò io da lì)

PARTE 8

Mio, svenuta, era ancora legata dalle catene al muro.

Maria Naruse la fissava in silenzio.

Era stata la stessa Maria a farla svenire. Seguendo gli ordini di Zolgear, aveva contribuito al rapimento. Nel farlo, aveva tradito il suo stesso lavoro, in quanto sua protettrice. Aveva tradito colei che avrebbe dovuto servire. La sua famiglia era stata presa in ostaggio… sapeva che non ci sarebbero state giustificazioni per il suo gesto.

Eppure…

«M-Mi… dispiace davvero, Mio-sama… I-Io…» mormorò Maria, che era sul punto di piangere.

Mio era la figlia di Wilbert, il precedente Signore dei Demoni. La sua vita non poteva essere sullo stesso livello della famiglia di Maria.
Eppure, il fratello di Wilbert della fazione moderata, Ramusas, aveva continuato a trascurare Mio. Eppure vi erano numerose famiglie tra la fazione moderata che vedevano in Mio una speranza. Speravano che lei potesse realizzare gli ideali del defunto Wilbert: la pace nel Regno dei Demoni, un mondo senza guerre. Anche Maria, insieme alla sua famiglia, condivideva tali ideali, avendo perso suo padre nella Grande Guerra *. Molte vite erano state perse quella volta.

* Great War… chiaramente non si intende la prima guerra mondiale, ma la lunga guerra tra Eroi e Demoni che il padre di Basara ha combattuto.

Lei aveva tradito persone a cui teneva moltissimo. In quella situazione c’era di mezzo la malsana ironia del destino. Lei, che avrebbe dovuto proteggere Mio, l’aveva tradita. Basara, che avrebbe dovuto dubitare di lei, l’aveva accettata a braccia aperte.

Avevano combattuto per ciò in cui credevano, ma lei li aveva traditi.

Avevano rischiato le loro vite, e lei li aveva traditi.

Loro l’avevano cambiata, e lei li aveva traditi.

Si era ritrovata ad essere l’unica protettrice di Mio, e aveva giurato di proteggerla a costo della vita.

L’aveva salvata nel momento più critico, quando i genitori di Mio erano stati uccisi e lei era sul punto di diventare un giocattolino nelle mani di Zolgear.

Ma poi Zolgear era ritornato nel Regno dei Demoni e aveva preso la famiglia di Maria in ostaggio. La situazione era cambiata. Sua sorella maggiore l’aveva chiamata una sola volta, sembrava calma. Per diverso tempo si era ritrovata combattuta, a metà tra il compiere la sua missione e il cercare di salvare la sua famiglia.

…sorellona…

La sorellona che rispettava, era una persona che sapeva ragionare a mente fredda anche nei momenti difficili. Probabilmente lei sarebbe stata una scelta migliore. Avrebbe protetto Mio fino alla fine, non preoccupandosi della famiglia tenuta in ostaggio.

Ma ciò non era possibile, poiché sua sorella era la protettrice del capo della fazione moderata, Ramusas.

Per quel motivo era stata scelta Maria.

Tuttavia, Maria era caduta nel ricatto di Zolgear.

All’inizio aveva tentato di salvare la sua famiglia, fingendo di seguire giusto un po’ gli ordini di Zolgear. Ma pian piano aveva iniziato a pensare prima alla salvezza della sua famiglia che alla sicurezza di Mio… e a quel punto non era stata più capace di tornare indietro.

Aveva tradito i suoi compagni. Aveva tradito la sua missione.

Non c’era futuro per lei, se non continuare a seguire gli ordini di Zolgear.

Ogni giorno sembrava peggiore del precedente. Aveva ingannato pian piano sia Mio che Basara, continuando a dire una menzogna dietro l’altra. Il suo senso di colpa era diventato man mano sempre più grande. Le sembrava sempre di essere sul punto di soffocare.

Ed ora era arrivata al punto di non ritorno.

Zolgear aveva ordinato il rapimento di Mio, e lei, insieme a Zest, l’aveva eseguito.

In quel momento capì che non ci sarebbe stato ritorno.

Nessuna possibilità. Non c’era più un posto per lei, né tra la fazione moderate, né come serva di Mio Naruse.

Né a casa, insieme a Basara e Jin.

Lei aveva tradito tutti loro.

«…».

Sempre più consapevole della cosa, Maria abbassò lo sguardo in silenzio. In quel momento, improvvisamente, ci fu una distorsione spaziale e qualcosa di grosso cadde a terra.

«Basara…san…».

Basara era a terra davanti ai suoi occhi. Incosciente e inerme… probabilmente nella disperazione di dover salvare Mio, era caduto nelle mani di Lars.

«C’è stato un piccolo cambio di programma».

Zest apparve dal nulla.

«Maria, questo ragazzo non dovrà avere più alcuna volontà: prendi il controllo della sua mente. È un ordine diretto di Sua Eccellenza. Desidera ottenere il suo particolare potere. Maria, in quanto succube, per te non dovrebbe essere un problema».

Quindi…

« Se prendiamo il controllo della sua mente, la stessa Mio Naruse sarà più facile da controllare. Sua Eccellenza desidera che ciò venga fatto immediatamente».

Maria non aveva alcun motivo per rifiutare. Quando era sul punto di avvicinarsi a Basara… scomparve . Zest allora disse con indifferenza:
«È stata preparata un’altra stanza. Prego, vai a fare quello che devi. Se Mio Naruse dovesse infatti svegliarsi e vedervi, sarebbe un problema. Potrebbe far impazzire la maledizione del Contratto, visto che non sarebbe in grado di salvare il suo padrone».

Lascia un commento

error: Content is protected !!