09 – Mutazione

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Tic… Tic…

La sensazione delle gocce d’acqua cadere sulla sua guancia per poi scivolare nella sua bocca, fece riprendere i sensi ad Hajime. Lentamente aprì gli occhi.

… Sono vivo?… Sono salvo?

Mentre si alzava dubbioso, colpì con la fronte il soffitto.

“Ahia!”

Solo allora si ricordò che il buco che aveva creato era alto non più di mezzo metro. Hajime alzò la sua mano verso il soffitto, con l’intento di aumentarne l’altezza con la Trasmutazione. Però si accorse che poteva alzare solo un braccio.

All’inizio ne rimase scioccato, ma poi si ricordò di aver perso il braccio sinistro e in quel momento il dolore della perdita del braccio tornò a fargli visita. Non era un’allucinazione. Hajime, sconsolato, abbassò la testa e istintivamente premette sul braccio. Facendo ciò, si accorse che la ferita si era già cicatrizzata e non c’era segno di sangue o carne esposta.

“C-Come?… Stavo sanguinando…”

Anche se non poteva vedere al buio, Hajime era sicuro che si trovasse in un lago del suo stesso sangue. Una quantità tale, che avrebbe tranquillamente portato alla morte una persona normale. Toccando la parte sinistra del terreno, Hajime scoprì che il sangue non si era ancora del tutto rappreso.

Confermando ciò, Hajime intuì che doveva per forza trattarsi del suo. Molto probabilmente, non doveva essere rimasto fuori gioco per molto. Mentre pensava a come la ferita potesse essersi cicatrizzata in un così breve tempo, un’altra goccia d’acqua cadde sulla sua guancia e scivolò verso la bocca. Nel momento in cui la deglutì, Hajime sentì le forze tornargli.

“… Non ci credo… è per questo?”

Sopportando il dolore, Hajime portò la mano destra nel punto in cui scendeva l’acqua e usò la trasmutazione. Inaspettatamente, l’acqua non solo risanava le ferite, ma ristorava anche il mana. Nonostante l’uso prolungato della Trasmutazione, il suo mana non diminuiva. A causa del continuo uso della sua abilità per trovare la fonte di quell’acqua, aveva iniziato a sudare. Non molto tempo dopo, l’acqua cominciò a cadere molto più fluidamente e finalmente riuscì ad arrivare alla fonte.

“Questo… questo è…”

C’era una pietra che aveva una tenue brillantezza bluastra ed era grande quanto una palla da basket. La pietra era sotterrata e delle crepe permettevano il passaggio dell’acqua. Se fosse dovuto dire di che colore era la sua luce, sarebbe stato un blu oltremare brillante. Era una pietra misteriosa e talmente affascinante da avergli fatto dimenticare il dolore.

Non sapendo se per dipendenza o attrazione, Hajime appoggiò le labbra sulla pietra. Il dolore del suo corpo e la sua confusione mentale sparirono, come la fatica che provava. Alla fine, il motivo per cui Hajime era sopravvissuto era quel liquido che usciva dalla pietra. Sembrava che il fluido avesse proprietà curative e tutte le lesioni e il dolore che provava scomparvero in un batter d’occhio.

Hajime non sapeva che quello che aveva tra le mani era un cristallo talmente raro da essere considerato una leggenda e un tesoro nazionale: il [Cristallo Divino]. Questo particolare cristallo si genera tramite l’accumulo e la cristallizzazione del mana che scorre nella terra nel corso di migliaia di anni. Però, anche se dopo la cristallizzazione raggiungesse una dimensione di 30-40cm di diametro, ci vorrebbero centinaia di anni prima che la magia si tramuti in liquido, e si dice che berlo regolarmente garantisca la vita eterna, se non l’immortalità. Questo liquido è chiamato [Acqua Sacra], berlo avrebbe potuto curare qualsiasi tipo di male. L’unica pecca è che non ha la capacità di rigenerare parti del corpo perse. Antiche leggende narrano che Eht usò l’acqua per curare le persone.

Sperimentando la sensazione di riuscire a scappare dalla morte per un soffio, Hajime cercò di sedersi e appoggiare la schiena al muro. La paura di morire si materializzò come un tremore e rannicchiandosi spinse il volto contro le ginocchia. Sia il suo cuore che il corpo erano esausti e non aveva la forza di fuggire.

Se gli fosse stata tesa una mano per aiutarlo ad andarsene da lì, la sanità di Hajime ne avrebbe giovato. Tuttavia, gli tornò in mente lo sguardo dell’Orso Artigliato. Gli occhi di un predatore che lo vedeva solo come uno spuntino. Gli occhi di un predatore. Essendo al vertice della catena alimentare, non vedeva l’uomo come una minaccia. Quegli occhi, in combinazione con il fatto che aveva mangiato il suo braccio, distrusse lo spirito di Hajime.

Qualcuno… mi aiuti…

Dalle profondità di quell’Abisso, nessuno avrebbe potuto udire le sue parole…

*****

Dopo qualche tempo, Hajime era sdraiato a terra, rannicchiato in una posizione fetale.

Erano passati quattro giorni da quando era caduto. Si muoveva a malapena, e riusciva a restare vivo solo grazie all’acqua sacra. Però c’erano dei limiti: nonostante lo mantenesse in vita, non faceva scomparire la fame che prova. Sebbene non volesse morire, stava soffrendo a causa del suo appetito e per la perdita del suo braccio sinistro.

Com’è potuta andare a finire così?

Questa domanda gli ronzava in testa sin dal primo giorno in cui si era rifugiato in quella buca. Non riusciva a dormire dalla fame, e nonostante riuscisse a provare sollievo bevendo l’acqua, era solo un rimedio temporaneo. Le uniche volte in cui poteva dormire era quando perdeva i sensi, solo per essere svegliato dal dolore e dall’appetito. Il suo corpo era in perenne agonia. Da quanto tempo andava avanti quel circolo vizioso?

Prima di poterlo notare, Hajime aveva smesso di bere l’acqua sacra scegliendo, inconsciamente, la via più veloce per farla finita.

Se devo continuare a soffrire così… potrei…

Mormorarono i suoi pensieri mentre la sua coscienza cadeva di nuovo nel buio.

Passarono altri tre giorni e la fame tornò a fargli visita, mentre il fantasma del dolore aveva continuato a torturarlo incessantemente, spezzando il suo spirito. Quel dolore… era come se qualcuno stesse versando del sale sulle sue ferite.

Perché… non sono ancora… morto… Ah, veloce, veloce… non voglio morire…

A parte il suo desiderio contraddittorio di morire e di vivere, ora, Hajime non riusciva a restare lucido e stava ormai delirando.

Passarono altri tre giorni e gli effetti dell’acqua santa, che aveva smesso di assumere, erano ormai svaniti. Era da due giorni che non beveva l’acqua, figurarsi l’ultima volta che aveva mangiato.

Però, all’ottavo giorno, la mente di Hajime cominciò a sperimentare il cambiamento. Dopo il continuo scambio tra il desiderio di vivere e di morire, voleva che questa tortura infernale terminasse. Una torbida oscurità cominciò a coprirlo. Quella che sembra una sostanza melmosa cominciò a penetrargli nelle fratture causate dal dolore e dalla paura, erodendo i pensieri più profondi della sua mente.

Perché devo soffrire? Cosa ho fatto per meritarmelo?

Perché ho ricevuto un simile trattamento?… Per quale motivo?…

Dio mi ha rapito…

I miei compagni di classe mi hanno tradito…

Un coniglio mi ha guardato dall’alto in basso…

Quel mostro mi ha divorato…

I pensieri di Hajime si fecero sempre più oscuri. Come una goccia d’inchiostro cade continuamente sulla carta immacolata. Di chi è la colpa? Chi gli ha imposto tutto ciò? Chi l’ha ferito?… Stava inconsciamente cercando un nemico. Il dolore intenso e la fame, quel piccolo spazio, non facevano altro che agevolare la corruzione del suo spirito e quei pensieri oscuri.

Perché nessuno mi vuole aiutare?…

Cosa dovrei fare se nessuno mi vuole aiutare?

Cosa devo fare per far scomparire questo dolore?

Nono giorno. Iniziando a pensare ad un modo per uscire da quella situazione, cominciò a desiderare disperatamente di essere liberato da quel dolore. Cominciò ad eliminare sentimenti superflui come la rabbia e l’odio che fino ad ora aveva represso. Il dolore non fu affievolito neanche un po’ dall’oscurità del suo cuore e per fuggire da quell’irragionevole situazione, dovette eliminare le emozioni inutili.

Che cosa voglio?

Voglio ‘vivere.’

Chi me lo impedisce?

I miei nemici.

Chi sono i miei nemici?

Coloro che interferiscono e mi hanno cacciato in questa illogica situazione.

Ma cosa dovrei fare?

Io, io li…

Decimo giorno. Non c’era più posto per l’odio e la rabbia nella mente di Hajime. Quell’irragionevole Dio, i suoi compagni di classe traditori, l’ostilità dei mostri… perfino il volto sorridente di una persona che aveva detto che l’avrebbe protetto… non avevano più importanza. Ciò che ora importava era vivere e guadagnarsi il diritto di sopravvivere. Tutto il resto non contava. Rafforzando i suoi pensieri, trovò una risposta. Come una spada temprata, affilata e forte, stava lacerando l’esistenza. In altre parole…

UCCIDERE

Non c’era malizia, ostilità o odio. Era puro istinto omicida, derivato dal desiderio di sopravvivere. Tutti quelli che volevano impedirgli di sopravvivere erano suoi nemici, e i nemici sarebbero stati eliminati.

UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE, UCCIDERE

Al fine di fuggire dalla sua fame,

Uccidere e divorare!

In quel momento il ragazzo gentile e onesto che aveva sempre risolto i conflitti scusandosi con un sorriso amaro, il Nagumo Hajime che Kaori considerava forte, cessò di esistere.

Era nato un nuovo Nagumo Hajime, che aveva un solo obiettivo: uccidere chiunque avesse ostacolato il suo diritto di vivere. La sua mente frantumata tornò di nuovo a essere integra, ma era stata riparata grossolanamente, era piena di cicatrici. Nell’oscurità dell’Abisso, consumato dal dolore e dalla fame, la sua mente venne riforgiata più forte che mai.

Hajime strisciò con l’intento di muovere il suo corpo ferito, leccando l’acqua sacra accumulatasi negli ultimi giorni quasi fosse un cane. Anche se non poteva debellare la sua fame o il suo dolore, sentì il suo corpo rivitalizzarsi.

Con occhi luccicanti, Hajime asciugò rozzamente la sua bocca umida, e un sorriso senza paura aleggiava sul suo volto, mostrando i suoi canini. La rappresentazione perfetta di un cambiamento improvviso. Hajime si alzò, e mentre trasmutava mormorò ancora una volta.

“Uccidere…”

*****

In un certo posto del labirinto c’era un branco di lupi a due code. Solitamente tendono a muoversi in gruppi di quattro o sei membri. Ciò perché, individualmente, sono le Bestie Magiche più deboli del livello e quindi compensano la loro debolezza con il lavoro di squadra. Questo branco era formato da quattro membri.

Tenendo d’occhio i dintorni e muovendosi tra le rocce, erano alla ricerca di un buon terreno di caccia. Dato che prediligevano le imboscate, dopo aver girato per un po’ trovarono un punto perfetto e si disposero tutt’intorno, nascosti dietro le rocce, in attesa di una preda. Uno di loro, per eliminare ogni traccia della sua presenza, si mese tra una roccia ed il muro. Mentre attendeva la preda, provò un’improvvisa sensazione di disagio.

Visto che la cooperazione è essenziale per lo stile di caccia dei lupi, possedevano un loro sistema di comunicazione. Anche se non sarebbe servito a niente per comunicare liberamente, almeno gli permetteva di capire quali erano le intenzioni del singolo individuo indipendentemente dal posto. Il lupo sentì che qualcosa non andava. Sarebbero dovuti essere in quattro, eppure riusciva a captare la presenza solo di tre, lui compreso. Il quarto, che avrebbe dovuto trovarsi in attesa dall’altra parte del muro, era scomparso improvvisamente.

Cosa stava succedendo? Mentre i sospetti crescevano, sentì il guaito del suo compagno come se stesse cercando di rialzarsi sollevando qualcosa di pesante. Dallo stesso lato del muro dove il compagno era scomparso, un altro lupo si sentiva frustrato, come se fosse stato afferrato da qualcosa e volesse scappare senza esserne in grado. Proprio quando gli ultimi due lupi stavano per uscire al fine di andare ad aiutarlo, la presenza del compagno in difficoltà scomparve.

Confusi, andarono a controllare cosa c’era dall’altra parte del muro, ma non c’era niente. Scioccati, i due lupi cercarono di utilizzare il loro olfatto per rintracciare il compagno scomparso. In quel momento, sprofondarono nel terreno e il suolo si allungò quasi volesse ingoiarli. Anche se tentarono di saltare, non appena atterrarono in fondo alla buca, le loro zampe sprofondarono nel terreno, impedendogli di muoversi. Di solito non avrebbero avuto alcun problema a liberarsi da una cosa del genere, però erano rimasti sopraffatti da quella situazione innaturale. L’assalitore aveva pensato di sfruttare il caos che si sarebbe generato per creare un punto debole e sfruttarlo al fine di catturarli.

“Guruua!?”

Il lupo che pianse venne ingoiato dal muro, senza lasciare tracce.

La persona che aveva catturato i quattro lupi a due code, altri non era che Hajime. Dal giorno in cui aveva deciso di vendicarsi, Hajime aveva soppresso i fantasmi dell’appetito e del dolore. Aveva continuato a perfezionare la sua Trasmutazione, bevendo allo stesso tempo l’acqua sacra in modo da avere riserve infinite di mana. Era diventata più veloce, precisa e con una gittata maggiore. Se fosse uscito nello stesso momento della sua rinascita, sarebbe morto immediatamente, quindi usò il rifugio come campo d’allenamento al fine di affinare la sua abilità. Inutile dire che si trattasse della Trasmutazione.

Comunque sia, allenandosi il dolore si faceva sentire. Hajime voleva capire fin dove poteva spingersi al fine di resistere ai fantasmi del dolore e della fame. Alla fine, la sua velocità e precisione erano aumentate esponenzialmente e la gittata della sua trasmutazione era aumentata, arrivando a tre metri. Però, nel settore offensivo era praticamente assente.

Tramite la Trasmutazione creò dei piccoli contenitori che riempì con l’acqua sacra e cominciò ad esplorare il livello del Dungeon, lasciando dei segni in modo da ritrovare la strada. Aspettò che i quattro lupi si separassero, trasmutò il muro e la sua trappola era pronta.

“Cosa? Sono ancora vivi? Beh, alla fine la mia Trasmutazione non ha alcun potere offensivo. Nemmeno gli spuntoni che avevo preparato sono serviti a qualcosa.”

Hajime sbirciò nel buco ai suoi piedi, con occhi scintillanti. I lupi erano letteralmente “all’interno del muro”, bloccati dalle rocce che c’erano ai lati. Riuscivano a malapena a muoversi e l’unica cosa che potevano fare era lamentarsi al fine di sfogare la loro frustrazione.

Aveva già provato ad attaccare le bestie magiche trasmutando degli spuntoni, ma la potenza e la velocità delle punte di pietra non era sufficiente per perforare la pelle delle Bestie Magiche. Dopotutto la Trasmutazione è solo una magia di raffinazione, e chiedere di usare quella tecnica per uccidere un avversario è inopportuno. Tuttavia, il terreno giocava a suo favore, e se non poteva ucciderli, poteva intrappolarli.

“Potrei lasciarli morire per asfissia… ma non posso aspettare oltre.”

Hajime fece un sorriso mentre i suoi occhi erano diventati quelli di un predatore. Appoggiò la sua mano destra sul muro e cominciò a utilizzare la Trasmutazione. Con un’immagine chiara impressa nella mente, continuò a tagliare e modellare la roccia creando una sottile lancia a spirale. Ma la migliorò mettendoci delle parti aggiuntive e un volante al manico della lancia.

“Arrivo∼ prendete questo e anche questo!”

Hajime colpì con la lancia i lupi a due code intrappolati nel sottosuolo. Tuttavia, la punta di diamante venne facilmente respinta dalla pelle delle due bestie.

“Come previsto. Era troppo chiedere che penetrasse la pelle.”

Perché non un coltello o anche una spada. In sostanza, più forte è la bestia magica, più è difficile da uccidere. Naturalmente, ci sono un sacco di eccezioni, che variano in base alle caratteristiche delle diverse specie. Al fine di compensare la sua inutilità, aveva dato tutto sé stesso nello studio. Giunse alla conclusione che un coltello o una spada qualsiasi erano inutili contro le bestie magiche di questo livello.

Hajime girò la ruota, attaccata al manico della lancia, facendo ruotare anche la punta di diamante. Non era una lancia. Era un trapano progettato per penetrare le difese delle Bestie Magiche. Girando la maniglia e facendo pressione con il peso del suo corpo, a poco a poco, la punta della lancia cominciò ad affondare nella carne del lupo a due code.

“Guruaaa!?”

Il lupo a due code guaì.

“È doloroso? Oh… vuoi che ti chieda scusa? Lo sto facendo per sopravvivere. Non volete mangiarmi anche voi? Anche io voglio mangiarvi.”

Detto questo, ruotò ulteriormente il trapano e impresse ancor più suo peso. Anche se il lupo cercava di muoversi, gli era impossibile, visto che era stato completamente sepolto senza il minimo preavviso.

Infine, il trapano superò la pelle del lupo a due code, e senza pietà distrusse le sue viscere. Il lupo a due code cominciò ad avere gli spasmi di morte e dopo un po’, con uno spasmo finale, cessò di muoversi.

“E con questo il cibo è stato assicurato!”

Sorridendo deliziato, uccise gli altri tre lupi nella stessa maniera, utilizzò la trasmutazione per recuperare le carcasse dei lupi a due code, e nonostante gli mancasse un braccio, li scuoiò.

Motivato dalla fame, cominciò a mangiare.

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